


1 DICEMBRE
1 DICEMBRE
1 DICEMBRE
ADVENT SOUNDTRACK
ADVENT SOUNDTRACK
ADVENT SOUNDTRACK
DI EDOARDO TRUTTERO
DI EDOARDO TRUTTERO
DI EDOARDO TRUTTERO
Ciao a tutti e tutte, questa è Advent Soundtrack 2025, la seconda edizione del mio esperimento.
Ogni giorno, fino a Natale, vi consiglierò una canzone con annessa qualche mia riflessione.
Ciao a tutti e tutte, questa è Advent Soundtrack 2025, la seconda edizione del mio esperimento.
Ogni giorno, fino a Natale, vi consiglierò una canzone con annessa qualche mia riflessione.
Ciao a tutti e tutte, questa è Advent Soundtrack 2025, la seconda edizione del mio esperimento.
Ogni giorno, fino a Natale, vi consiglierò una canzone con annessa qualche mia riflessione.
FELICE
FELICE
FELICE
I CANI
I CANI
I CANI
Quest’anno sono successe tante cose. Alcune belle, alcune brutte. Qualcosa era prevedibile, qualcos’altro invece non lo era affatto. Una cosa bella e imprevedibile è stata il ritorno de “i cani”. Questa band sono una delle cose migliori che siano successe a questo paese negli ultimi due decenni.
Dopo 9 anni di assenza, la band capitanata da Nicolò Contessa torna con un disco maturo, diverso, ma soprattutto bello. Molte persone che conosco mi hanno detto che non è all’altezza degli album precedenti. Il mio consiglio è di dargli un’altra chance.
Non è il ritorno dei Club Dogo o dei Co’sang che sanno tanto di grattata. Qui siamo di fronte ad un progetto che ha motivo di esistere e che ha una sua identità. So che dovrebbe essere la normalità quando si parla di musica o di arte in generale, ma quando questa diventa il tuo lavoro o anche solo una fonte di guadagno è difficile rimanere fedeli ai propri ideali e “parlare” solo quando si ha veramente qualcosa da dire.
In questo caso mi sembra che sia andata così, ma probabilmente è solo una mia illusione e avevano solo un disperato bisogno di soldi.
“Felice” è una canzone che (secondo me) cerca di descrivere quell’emozione che si prova quando la nostra condizione di vita tutto sommato non è male, ma succede qualcosa di brutto, ma anche di passeggero. O che, viceversa, una piccola gioia passeggera ci distrae dalla nostra tristezza quotidiana.
Come i più grandi oratori, l’autore ricorre all’uso di allegorie per poter spiegare qualcosa di complesso. Non vorrei scomodare Gesù con le sue parabole o Platone con i suoi miti, ma il concetto è quello.
Il giochino che fa Contessa è di dire nel ritornello “credo di essere felice” e poi fare tanti paragoni nelle strofe.
“Come un cane chiuso in casa che guaisce
E crede di essere in punizione”
Il cane è un po’ il simbolo della vita spensierata. Quante volte guardando un cane che mangia, caga e dorme abbiamo pensato “che vita!” e magari abbiamo anche sognato di essere come lui. Senza pensieri, ansie e tasse da pagare.
Quindi essenzialmente ci sta dicendo: sono felice come un cane, ma come un cane triste. Quindi non sono felice in questo momento, perché non ho gli strumenti per capire cosa sta succedendo. Nonostante la mia vita per qualcuno possa essere la migliore, io, in questo momento specifico, soffro (come un cane).
Più o meno lo stesso discorso vale per i versi successivi
“Come uno studente che non capisce
Perché si è perso alla prima lezione”
Anche la vita dello studente è vista con invidia da chi non è uno studente da abbastanza a lungo da essersi dimenticato quanto poteva essere stressante.
“Come Gregor Samsa sotto il sofà
Che spia la sorella”
Credo che quasi tutti conosciate l’incipit de “La metamorfosi” di Franz Kafka.
“Quella mattina Gregor Samsa, destandosi da sogni inquieti, si trovò mutato in un insetto mostruoso”
La trasformazione in insetto, porta Gregor Samsa a nascondersi sotto il divano dalla vergogna. Ma soprattutto è così spaventoso da far sì che suo padre gli scagli contro una mela. Questa poi gli si conficcherà nel torace, provocandogli molto dolore.
Spesso si pensa erroneamente che si sia trasformato in uno scarafaggio, ma si tratta di un insetto gigante. O almeno più grande di una mela.
L’unica persona che sembra trattarlo ancora come un umano è la sorella, di cui Gregor va molto orgoglioso e un giorno in particolare si commuove vedendola suonare il violino.
In una situazione così tragica e dolorosa, riesce a dimenticarsi di tutto vedendo qualcosa che lo rende felice. Parla di una felicità passeggera, una sorta di distrazione dalla realtà.
Non vorrei, ma mi tocca citare il pendolo di Schopenhauer che oscilla tra noia e dolore passando per brevi momenti di felicità.
La cosa che mi colpisce di più di questa canzone è la delicatezza con cui argomenti così profondi e, se vogliamo, disturbanti e dolorosi, ci vengano esposti. E non è solo una questione di parole, ma anche di come sono cantate e della musica come viene suonata. Quasi come se chi canta ci stesse facendo una confessione. A bassa voce, accennando appena una melodia.
Francamente questa delicatezza nello sbattermi in faccia la realtà l’ho trovata davvero in pochi artisti. In questo album (come in quelli precedenti) “i cani” lo fanno più volte.
Vorrei parlare anche della seconda strofa, ma viene citato Hanno Buddenbrook, che è un personaggio di un libro che sto leggendo, ma non voglio spoiler quindi non oso aprire l’annotazione di Genius.
Stessa cosa per Kafka che a quanto pare guardava la sua amata (che tra l’altro si chiamava “Felice”), mentre però scrive un romanzo decisamente non felice, ovvero Il Processo.
Questo libro invece non l’ho letto, quindi non so dirvi nulla di più.
Vi ricordo che trovate tutte le canzoni in questa playlist.
La playlist è solo su spotify, ma se qualcuno volesse crearla e aggiornala anche sulle altre piattaforme sarebbe veramente incredibile.
Un abbraccio,
Edo
Quest’anno sono successe tante cose. Alcune belle, alcune brutte. Qualcosa era prevedibile, qualcos’altro invece non lo era affatto. Una cosa bella e imprevedibile è stata il ritorno de “i cani”. Questa band sono una delle cose migliori che siano successe a questo paese negli ultimi due decenni.
Dopo 9 anni di assenza, la band capitanata da Nicolò Contessa torna con un disco maturo, diverso, ma soprattutto bello. Molte persone che conosco mi hanno detto che non è all’altezza degli album precedenti. Il mio consiglio è di dargli un’altra chance.
Non è il ritorno dei Club Dogo o dei Co’sang che sanno tanto di grattata. Qui siamo di fronte ad un progetto che ha motivo di esistere e che ha una sua identità. So che dovrebbe essere la normalità quando si parla di musica o di arte in generale, ma quando questa diventa il tuo lavoro o anche solo una fonte di guadagno è difficile rimanere fedeli ai propri ideali e “parlare” solo quando si ha veramente qualcosa da dire.
In questo caso mi sembra che sia andata così, ma probabilmente è solo una mia illusione e avevano solo un disperato bisogno di soldi.
“Felice” è una canzone che (secondo me) cerca di descrivere quell’emozione che si prova quando la nostra condizione di vita tutto sommato non è male, ma succede qualcosa di brutto, ma anche di passeggero. O che, viceversa, una piccola gioia passeggera ci distrae dalla nostra tristezza quotidiana.
Come i più grandi oratori, l’autore ricorre all’uso di allegorie per poter spiegare qualcosa di complesso. Non vorrei scomodare Gesù con le sue parabole o Platone con i suoi miti, ma il concetto è quello.
Il giochino che fa Contessa è di dire nel ritornello “credo di essere felice” e poi fare tanti paragoni nelle strofe.
“Come un cane chiuso in casa che guaisce
E crede di essere in punizione”
Il cane è un po’ il simbolo della vita spensierata. Quante volte guardando un cane che mangia, caga e dorme abbiamo pensato “che vita!” e magari abbiamo anche sognato di essere come lui. Senza pensieri, ansie e tasse da pagare.
Quindi essenzialmente ci sta dicendo: sono felice come un cane, ma come un cane triste. Quindi non sono felice in questo momento, perché non ho gli strumenti per capire cosa sta succedendo. Nonostante la mia vita per qualcuno possa essere la migliore, io, in questo momento specifico, soffro (come un cane).
Più o meno lo stesso discorso vale per i versi successivi
“Come uno studente che non capisce
Perché si è perso alla prima lezione”
Anche la vita dello studente è vista con invidia da chi non è uno studente da abbastanza a lungo da essersi dimenticato quanto poteva essere stressante.
“Come Gregor Samsa sotto il sofà
Che spia la sorella”
Credo che quasi tutti conosciate l’incipit de “La metamorfosi” di Franz Kafka.
“Quella mattina Gregor Samsa, destandosi da sogni inquieti, si trovò mutato in un insetto mostruoso”
La trasformazione in insetto, porta Gregor Samsa a nascondersi sotto il divano dalla vergogna. Ma soprattutto è così spaventoso da far sì che suo padre gli scagli contro una mela. Questa poi gli si conficcherà nel torace, provocandogli molto dolore.
Spesso si pensa erroneamente che si sia trasformato in uno scarafaggio, ma si tratta di un insetto gigante. O almeno più grande di una mela.
L’unica persona che sembra trattarlo ancora come un umano è la sorella, di cui Gregor va molto orgoglioso e un giorno in particolare si commuove vedendola suonare il violino.
In una situazione così tragica e dolorosa, riesce a dimenticarsi di tutto vedendo qualcosa che lo rende felice. Parla di una felicità passeggera, una sorta di distrazione dalla realtà.
Non vorrei, ma mi tocca citare il pendolo di Schopenhauer che oscilla tra noia e dolore passando per brevi momenti di felicità.
La cosa che mi colpisce di più di questa canzone è la delicatezza con cui argomenti così profondi e, se vogliamo, disturbanti e dolorosi, ci vengano esposti. E non è solo una questione di parole, ma anche di come sono cantate e della musica come viene suonata. Quasi come se chi canta ci stesse facendo una confessione. A bassa voce, accennando appena una melodia.
Francamente questa delicatezza nello sbattermi in faccia la realtà l’ho trovata davvero in pochi artisti. In questo album (come in quelli precedenti) “i cani” lo fanno più volte.
Vorrei parlare anche della seconda strofa, ma viene citato Hanno Buddenbrook, che è un personaggio di un libro che sto leggendo, ma non voglio spoiler quindi non oso aprire l’annotazione di Genius.
Stessa cosa per Kafka che a quanto pare guardava la sua amata (che tra l’altro si chiamava “Felice”), mentre però scrive un romanzo decisamente non felice, ovvero Il Processo.
Questo libro invece non l’ho letto, quindi non so dirvi nulla di più.
Vi ricordo che trovate tutte le canzoni in questa playlist.
La playlist è solo su spotify, ma se qualcuno volesse crearla e aggiornala anche sulle altre piattaforme sarebbe veramente incredibile.
Un abbraccio,
Edo
Quest’anno sono successe tante cose. Alcune belle, alcune brutte. Qualcosa era prevedibile, qualcos’altro invece non lo era affatto. Una cosa bella e imprevedibile è stata il ritorno de “i cani”. Questa band sono una delle cose migliori che siano successe a questo paese negli ultimi due decenni.
Dopo 9 anni di assenza, la band capitanata da Nicolò Contessa torna con un disco maturo, diverso, ma soprattutto bello. Molte persone che conosco mi hanno detto che non è all’altezza degli album precedenti. Il mio consiglio è di dargli un’altra chance.
Non è il ritorno dei Club Dogo o dei Co’sang che sanno tanto di grattata. Qui siamo di fronte ad un progetto che ha motivo di esistere e che ha una sua identità. So che dovrebbe essere la normalità quando si parla di musica o di arte in generale, ma quando questa diventa il tuo lavoro o anche solo una fonte di guadagno è difficile rimanere fedeli ai propri ideali e “parlare” solo quando si ha veramente qualcosa da dire.
In questo caso mi sembra che sia andata così, ma probabilmente è solo una mia illusione e avevano solo un disperato bisogno di soldi.
“Felice” è una canzone che (secondo me) cerca di descrivere quell’emozione che si prova quando la nostra condizione di vita tutto sommato non è male, ma succede qualcosa di brutto, ma anche di passeggero. O che, viceversa, una piccola gioia passeggera ci distrae dalla nostra tristezza quotidiana.
Come i più grandi oratori, l’autore ricorre all’uso di allegorie per poter spiegare qualcosa di complesso. Non vorrei scomodare Gesù con le sue parabole o Platone con i suoi miti, ma il concetto è quello.
Il giochino che fa Contessa è di dire nel ritornello “credo di essere felice” e poi fare tanti paragoni nelle strofe.
“Come un cane chiuso in casa che guaisce
E crede di essere in punizione”
Il cane è un po’ il simbolo della vita spensierata. Quante volte guardando un cane che mangia, caga e dorme abbiamo pensato “che vita!” e magari abbiamo anche sognato di essere come lui. Senza pensieri, ansie e tasse da pagare.
Quindi essenzialmente ci sta dicendo: sono felice come un cane, ma come un cane triste. Quindi non sono felice in questo momento, perché non ho gli strumenti per capire cosa sta succedendo. Nonostante la mia vita per qualcuno possa essere la migliore, io, in questo momento specifico, soffro (come un cane).
Più o meno lo stesso discorso vale per i versi successivi
“Come uno studente che non capisce
Perché si è perso alla prima lezione”
Anche la vita dello studente è vista con invidia da chi non è uno studente da abbastanza a lungo da essersi dimenticato quanto poteva essere stressante.
“Come Gregor Samsa sotto il sofà
Che spia la sorella”
Credo che quasi tutti conosciate l’incipit de “La metamorfosi” di Franz Kafka.
“Quella mattina Gregor Samsa, destandosi da sogni inquieti, si trovò mutato in un insetto mostruoso”
La trasformazione in insetto, porta Gregor Samsa a nascondersi sotto il divano dalla vergogna. Ma soprattutto è così spaventoso da far sì che suo padre gli scagli contro una mela. Questa poi gli si conficcherà nel torace, provocandogli molto dolore.
Spesso si pensa erroneamente che si sia trasformato in uno scarafaggio, ma si tratta di un insetto gigante. O almeno più grande di una mela.
L’unica persona che sembra trattarlo ancora come un umano è la sorella, di cui Gregor va molto orgoglioso e un giorno in particolare si commuove vedendola suonare il violino.
In una situazione così tragica e dolorosa, riesce a dimenticarsi di tutto vedendo qualcosa che lo rende felice. Parla di una felicità passeggera, una sorta di distrazione dalla realtà.
Non vorrei, ma mi tocca citare il pendolo di Schopenhauer che oscilla tra noia e dolore passando per brevi momenti di felicità.
La cosa che mi colpisce di più di questa canzone è la delicatezza con cui argomenti così profondi e, se vogliamo, disturbanti e dolorosi, ci vengano esposti. E non è solo una questione di parole, ma anche di come sono cantate e della musica come viene suonata. Quasi come se chi canta ci stesse facendo una confessione. A bassa voce, accennando appena una melodia.
Francamente questa delicatezza nello sbattermi in faccia la realtà l’ho trovata davvero in pochi artisti. In questo album (come in quelli precedenti) “i cani” lo fanno più volte.
Vorrei parlare anche della seconda strofa, ma viene citato Hanno Buddenbrook, che è un personaggio di un libro che sto leggendo, ma non voglio spoiler quindi non oso aprire l’annotazione di Genius.
Stessa cosa per Kafka che a quanto pare guardava la sua amata (che tra l’altro si chiamava “Felice”), mentre però scrive un romanzo decisamente non felice, ovvero Il Processo.
Questo libro invece non l’ho letto, quindi non so dirvi nulla di più.
Vi ricordo che trovate tutte le canzoni in questa playlist.
La playlist è solo su spotify, ma se qualcuno volesse crearla e aggiornala anche sulle altre piattaforme sarebbe veramente incredibile.
Un abbraccio,
Edo