


24 DICEMBRE
24 DICEMBRE
24 DICEMBRE
ADVENT SOUNDTRACK
ADVENT SOUNDTRACK
ADVENT SOUNDTRACK
DI EDOARDO TRUTTERO
DI EDOARDO TRUTTERO
DI EDOARDO TRUTTERO
Ciao a tutti e tutte, questa è Advent Soundtrack 2025, la seconda edizione del mio esperimento.
Ogni giorno, fino a Natale, vi consiglierò una canzone con annessa qualche mia riflessione.
Ciao a tutti e tutte, questa è Advent Soundtrack 2025, la seconda edizione del mio esperimento.
Ogni giorno, fino a Natale, vi consiglierò una canzone con annessa qualche mia riflessione.
Ciao a tutti e tutte, questa è Advent Soundtrack 2025, la seconda edizione del mio esperimento.
Ogni giorno, fino a Natale, vi consiglierò una canzone con annessa qualche mia riflessione.
distratta
distratta
distratta
any other
any other
any other
Non so quanti di voi abbiano visto Shrinking, ma io l’ho visto quest’anno, più o meno nel momento in cui è uscita questa canzone. All’inizio della serie c’è Paul, uno psicologo, che consiglia a diverse persone una sessione di un quarto d’ora in cui ascoltare la canzone più triste che conoscano e di piangere. Così, dopo essersi sfogati, avrebbero vissuto molto meglio il resto della giornata.
Questa non è decisamente la canzone più triste che io conosca, ma forse lo era in quel momento. Così, facendo questo esercizio mentale di immaginarmi in quella situazione, ho pensato a cosa avrei ascoltato per piangere per un quarto d’ora e questa è la canzone che sceglierei.
Non avevo mai ascoltato più di tanto la musica di Any Other. Sapevo chi fosse perché il mio coinquilino della mia prima casa mi aveva detto che di fronte a noi viveva una cantante indie. Quella cantante era proprio lei. Quindi diciamo che ho seguito un po’ tutto quello che ha fatto, come segui le canzoni che fa quel tuo amico di infanzia che non sai più che fine ha fatto, ma che ora prova a diventare un rapper. Solo che lei è in 42 records che di solito è sinonimo di qualità.
Ha sempre fatto canzoni in inglese, quindi quando ho letto che il titolo di questa canzone era in italiano ho pensato che avrei dovuto ascoltarla per forza, perché voleva pur dire qualcosa questo cambio di lingua.
Avevo letto su Due Libri che questa canzone Any Ohter l’aveva iniziata a scrivere dopo la morte del suo cane. Sarà che quest’anno ho imparato ad apprezzare la bellezza dei cani e la loro tenerezza, ma è diventata la mia canzone preferita di quest’anno.
Non capivo veramente cosa mi piacesse così tanto, né capivo cosa significasse quel ritornello. Poi, qualche mese fa, sono andato ad un funerale. Il giorno dopo c’era il sole e ho ascoltato questa canzone. Lì ho unito (quasi) tutti i punti.
Come avrete capito se avete letto qualche email di quelle che vi ho mandato in questi 24 giorni, quest’anno ho realizzato di essere ormai un adulto e che la vita da adulti fa schifo. Per quanto io continui a vestirmi con le felpe oversize e le magliette delle band, questo non mi fa tornare ad essere un ragazzino. Probabilmente sono solo un bimbo grande che fa i capricci, ma realizzare che questo tipo di cose brutte della vita saranno la mia quotidianità per il resto dei miei giorni, è stato un duro colpo.
Questa canzone non credo parli di amore, oppure ne parli solo come due persone che non si vedranno mai più. Il dolore di una perdita di una persona in questo testo è palpabile e nel ritornello viene espresso con una semplicità sconvolgente. Ma partiamo dalla prima strofa:
“Non sono stata poi molto distratta
Te n'eri già andato già
Io ti aspettavo, ma
Non cambia niente ogni giorno che passa”
Spesso, quando si è distratti, si dimenticano le cose in giro e poi si perdono. Come quando lasci il telefono nell’armadio e poi lo devi far squillare, ma hai il silenzioso, quindi non lo trovi e finisci a dirti che sei un coglione e che devi essere più presente in quello che fai.
Any Other però non è “stata poi molto distratta”, eppure questa persona l’ha persa comunque. Più si va avanti con la vita, più le cose che accadono sono irreversibili. Così, dopo aver perso qualcuno ci sembra che “Non cambia niente ogni giorno che passa”.
“Il lavoro come va?
Mi lascia un po' a metà
Svegliarsi sempre al punto di partenza
Trent'anni e ancora qua
Rinchiusa in camera
Quanta fatica ci resta da fare”
La sensazione che le cose non cambino nonostante il tempo che passa, è quella di svegliarsi ogni mattina al punto di partenza. Come se ogni giorno fosse uguale a quello precedente. Questa cosa ripetuta potenzialmente per sempre. Quindi tutti gli sforzi che facciamo, sembrano vani, perché ci sembra di non riuscire a cambiare niente. Quindi perché continuare? E ci domandiamo “Quanta fatica ci resta da fare?”
“In un giorno come questo
Il sole è un insulto alla tua assenza”
Non so come sia possibile che questo concetto non l'avessi mai sentito prima espresso così bene. La stragrande maggioranza delle canzoni parlano di aver perso qualcuno, eppure nessuno si sofferma sul fatto che il sole che continua a sorgere, nonostante questa perdita, sia un insulto alla sua assenza.
In particolare, se pensate alla perdita di un cane, vedere il sole fuori dalla finestra, potrebbe farti venir voglia di uscire a fare una passeggiata con lui. Però, una volta morto, la voglia rimane e lui non è lì. Questo sole potrebbe mostrare un po’ più di rispetto e smetterla di presentarsi alle nostre finestre come se non fosse cambiato nulla.
“La sicurezza di un corpo che invecchia
Qualcosa che non va
Eccolo un altro allarme che suona
Salire in macchina, corse notturne
Soli in una clinica
Quando il dolore si lascia toccare
Tornare indietro senza più le forze
E mi accorgo che ora io
Non so a chi darе tutto questo amore
Quanta fatica ci resta da farе”
L’unica certezza nella vita è la morte, ma è anche vero che se non si muore giovani, ad un certo punto si inizia ad invecchiare. Suppongo che questa canzone non parli solo di un cane morto, ma guardare un animale domestico che invecchia ad una velocità spaventosa rispetto a quella umana, ti dà proprio un riscontro dell'invecchiamento nella vita di tutti i giorni. Mentre ti accorgi che i tuoi genitori o i tuoi nonni sono invecchiati, solo guardando le foto di qualche anno prima, i cani e i gatti, invecchiano quasi a vista d’occhio.
Quell’allarme che suona, potrebbe essere anche non di un animale, ma di un parente con qualche problema di salute. Anche se la clinica ci riporta subito alla dimensione degli animali domestici. Caricare in macchina il cane, perché non c’è un’ambulanza per i cani (o almeno credo) e correre in una clinica, dove non c’è nessuno perché è notte fonda e la gente dorme invece di andare dal veterinario.
Vedere un animale che soffre, è una cosa straziante perché non può dirti “mi fa male qui”, ma lo senti gemere e quindi il suo dolore ti sembra quasi di toccarlo. Spesso arrivati a questo punto, vuol dire che l’animale sia ormai giunto al capolinea della sua vita. E a quel punto ti chiedi a chi o a cosa dedicherai tutto quel tempo e quelle attenzioni che davi a lui.
“Potrei arrabbiarmi, ma non mi serve più”
Spesso quando soffriamo o quando vediamo la sofferenza altrui, ci viene da indignarci, ci arrabbiamo. Ma ora, dopo che qualcuno è morto, ci accorgiamo che non è mai servito a niente.
“Credevo di avere un po' più di tempo
Che in un anno, forse due
Ti avrei incontrato di nuovo per caso
Ne avremmo riso, ne avremmo parlato
Mi sarei scusata e tu
Avresti subito fatto altrettanto
Ora il tuo nome è conteso da tutti
Ed io zitta a chiedermi
Per quanto ti sei sentito da solo
Quanta fatica ci resta da fare”
C’è un passaggio nella Bibbia (Matteo 24, 42-44) in cui Gesù racconta una parabola la cui morale è “vegliate perché non sapete né il giorno né l’ora”. Lì l’invito era a comportarsi secondo i comandamenti perché non sapendo quando si morirà, si potrebbe non avere tempo di redimersi. Invece io vorrei ricollegarmi alla canzone perché dice “Credevo di avere un po' più di tempo…”. Quindi, amici miei, vegliate perché non sapete quando le persone che avete vicino moriranno e vi ritroverete a dire “credevo di avere un po’ più di tempo”.
Dopo che qualcuno muore, poi tutti tendono a ricordarne solo gli aspetti positivi, a voler dare il suo nome ai propri figli, anche se magari nessuno è stato lì con lui nei suoi giorni peggiori.
Mentre tutti si contendono questo nome, raccontando di quanto fosse una bella persona, un bravo cane o qualsiasi altra cosa, lei rimane lì a chiedersi quante volte non gli è stata vicino.
Eppure la vita va avanti e ci saranno tante cose che perderemo lungo il tragitto, anche se non saremo poi troppo distratti. Più sono le persone che conosciamo, potenzialmente, più saranno i funerali a cui andremo e ogni volta ci chiederemo “quanta fatica ci resta da fare?”.
Nonostante ciò, il sole splenderà ogni volta, noncurante dei nostri problemi, portando con sé della speranza, ma ai nostri sarà sempre mancanza di rispetto verso chi non c’è più.
Io vi ringrazio tantissimo per essere stati con me anche quest'anno e aver dedicato del tempo a questa cosa. Ci risentiamo l'anno prossimo con altre 24 canzoni e altrettanti deliri del sottoscritto.
Vi lascio un questionario da compilare, mi aiuta molto per capire cosa ne pensate e come migliorare. All'interno trovate anche una sezione in cui consigliare una canzone uscita quest'anno, le aggiungerò tutte in questa playlist.
Buone feste e tante care cose.
Non so quanti di voi abbiano visto Shrinking, ma io l’ho visto quest’anno, più o meno nel momento in cui è uscita questa canzone. All’inizio della serie c’è Paul, uno psicologo, che consiglia a diverse persone una sessione di un quarto d’ora in cui ascoltare la canzone più triste che conoscano e di piangere. Così, dopo essersi sfogati, avrebbero vissuto molto meglio il resto della giornata.
Questa non è decisamente la canzone più triste che io conosca, ma forse lo era in quel momento. Così, facendo questo esercizio mentale di immaginarmi in quella situazione, ho pensato a cosa avrei ascoltato per piangere per un quarto d’ora e questa è la canzone che sceglierei.
Non avevo mai ascoltato più di tanto la musica di Any Other. Sapevo chi fosse perché il mio coinquilino della mia prima casa mi aveva detto che di fronte a noi viveva una cantante indie. Quella cantante era proprio lei. Quindi diciamo che ho seguito un po’ tutto quello che ha fatto, come segui le canzoni che fa quel tuo amico di infanzia che non sai più che fine ha fatto, ma che ora prova a diventare un rapper. Solo che lei è in 42 records che di solito è sinonimo di qualità.
Ha sempre fatto canzoni in inglese, quindi quando ho letto che il titolo di questa canzone era in italiano ho pensato che avrei dovuto ascoltarla per forza, perché voleva pur dire qualcosa questo cambio di lingua.
Avevo letto su Due Libri che questa canzone Any Ohter l’aveva iniziata a scrivere dopo la morte del suo cane. Sarà che quest’anno ho imparato ad apprezzare la bellezza dei cani e la loro tenerezza, ma è diventata la mia canzone preferita di quest’anno.
Non capivo veramente cosa mi piacesse così tanto, né capivo cosa significasse quel ritornello. Poi, qualche mese fa, sono andato ad un funerale. Il giorno dopo c’era il sole e ho ascoltato questa canzone. Lì ho unito (quasi) tutti i punti.
Come avrete capito se avete letto qualche email di quelle che vi ho mandato in questi 24 giorni, quest’anno ho realizzato di essere ormai un adulto e che la vita da adulti fa schifo. Per quanto io continui a vestirmi con le felpe oversize e le magliette delle band, questo non mi fa tornare ad essere un ragazzino. Probabilmente sono solo un bimbo grande che fa i capricci, ma realizzare che questo tipo di cose brutte della vita saranno la mia quotidianità per il resto dei miei giorni, è stato un duro colpo.
Questa canzone non credo parli di amore, oppure ne parli solo come due persone che non si vedranno mai più. Il dolore di una perdita di una persona in questo testo è palpabile e nel ritornello viene espresso con una semplicità sconvolgente. Ma partiamo dalla prima strofa:
“Non sono stata poi molto distratta
Te n'eri già andato già
Io ti aspettavo, ma
Non cambia niente ogni giorno che passa”
Spesso, quando si è distratti, si dimenticano le cose in giro e poi si perdono. Come quando lasci il telefono nell’armadio e poi lo devi far squillare, ma hai il silenzioso, quindi non lo trovi e finisci a dirti che sei un coglione e che devi essere più presente in quello che fai.
Any Other però non è “stata poi molto distratta”, eppure questa persona l’ha persa comunque. Più si va avanti con la vita, più le cose che accadono sono irreversibili. Così, dopo aver perso qualcuno ci sembra che “Non cambia niente ogni giorno che passa”.
“Il lavoro come va?
Mi lascia un po' a metà
Svegliarsi sempre al punto di partenza
Trent'anni e ancora qua
Rinchiusa in camera
Quanta fatica ci resta da fare”
La sensazione che le cose non cambino nonostante il tempo che passa, è quella di svegliarsi ogni mattina al punto di partenza. Come se ogni giorno fosse uguale a quello precedente. Questa cosa ripetuta potenzialmente per sempre. Quindi tutti gli sforzi che facciamo, sembrano vani, perché ci sembra di non riuscire a cambiare niente. Quindi perché continuare? E ci domandiamo “Quanta fatica ci resta da fare?”
“In un giorno come questo
Il sole è un insulto alla tua assenza”
Non so come sia possibile che questo concetto non l'avessi mai sentito prima espresso così bene. La stragrande maggioranza delle canzoni parlano di aver perso qualcuno, eppure nessuno si sofferma sul fatto che il sole che continua a sorgere, nonostante questa perdita, sia un insulto alla sua assenza.
In particolare, se pensate alla perdita di un cane, vedere il sole fuori dalla finestra, potrebbe farti venir voglia di uscire a fare una passeggiata con lui. Però, una volta morto, la voglia rimane e lui non è lì. Questo sole potrebbe mostrare un po’ più di rispetto e smetterla di presentarsi alle nostre finestre come se non fosse cambiato nulla.
“La sicurezza di un corpo che invecchia
Qualcosa che non va
Eccolo un altro allarme che suona
Salire in macchina, corse notturne
Soli in una clinica
Quando il dolore si lascia toccare
Tornare indietro senza più le forze
E mi accorgo che ora io
Non so a chi darе tutto questo amore
Quanta fatica ci resta da farе”
L’unica certezza nella vita è la morte, ma è anche vero che se non si muore giovani, ad un certo punto si inizia ad invecchiare. Suppongo che questa canzone non parli solo di un cane morto, ma guardare un animale domestico che invecchia ad una velocità spaventosa rispetto a quella umana, ti dà proprio un riscontro dell'invecchiamento nella vita di tutti i giorni. Mentre ti accorgi che i tuoi genitori o i tuoi nonni sono invecchiati, solo guardando le foto di qualche anno prima, i cani e i gatti, invecchiano quasi a vista d’occhio.
Quell’allarme che suona, potrebbe essere anche non di un animale, ma di un parente con qualche problema di salute. Anche se la clinica ci riporta subito alla dimensione degli animali domestici. Caricare in macchina il cane, perché non c’è un’ambulanza per i cani (o almeno credo) e correre in una clinica, dove non c’è nessuno perché è notte fonda e la gente dorme invece di andare dal veterinario.
Vedere un animale che soffre, è una cosa straziante perché non può dirti “mi fa male qui”, ma lo senti gemere e quindi il suo dolore ti sembra quasi di toccarlo. Spesso arrivati a questo punto, vuol dire che l’animale sia ormai giunto al capolinea della sua vita. E a quel punto ti chiedi a chi o a cosa dedicherai tutto quel tempo e quelle attenzioni che davi a lui.
“Potrei arrabbiarmi, ma non mi serve più”
Spesso quando soffriamo o quando vediamo la sofferenza altrui, ci viene da indignarci, ci arrabbiamo. Ma ora, dopo che qualcuno è morto, ci accorgiamo che non è mai servito a niente.
“Credevo di avere un po' più di tempo
Che in un anno, forse due
Ti avrei incontrato di nuovo per caso
Ne avremmo riso, ne avremmo parlato
Mi sarei scusata e tu
Avresti subito fatto altrettanto
Ora il tuo nome è conteso da tutti
Ed io zitta a chiedermi
Per quanto ti sei sentito da solo
Quanta fatica ci resta da fare”
C’è un passaggio nella Bibbia (Matteo 24, 42-44) in cui Gesù racconta una parabola la cui morale è “vegliate perché non sapete né il giorno né l’ora”. Lì l’invito era a comportarsi secondo i comandamenti perché non sapendo quando si morirà, si potrebbe non avere tempo di redimersi. Invece io vorrei ricollegarmi alla canzone perché dice “Credevo di avere un po' più di tempo…”. Quindi, amici miei, vegliate perché non sapete quando le persone che avete vicino moriranno e vi ritroverete a dire “credevo di avere un po’ più di tempo”.
Dopo che qualcuno muore, poi tutti tendono a ricordarne solo gli aspetti positivi, a voler dare il suo nome ai propri figli, anche se magari nessuno è stato lì con lui nei suoi giorni peggiori.
Mentre tutti si contendono questo nome, raccontando di quanto fosse una bella persona, un bravo cane o qualsiasi altra cosa, lei rimane lì a chiedersi quante volte non gli è stata vicino.
Eppure la vita va avanti e ci saranno tante cose che perderemo lungo il tragitto, anche se non saremo poi troppo distratti. Più sono le persone che conosciamo, potenzialmente, più saranno i funerali a cui andremo e ogni volta ci chiederemo “quanta fatica ci resta da fare?”.
Nonostante ciò, il sole splenderà ogni volta, noncurante dei nostri problemi, portando con sé della speranza, ma ai nostri sarà sempre mancanza di rispetto verso chi non c’è più.
Io vi ringrazio tantissimo per essere stati con me anche quest'anno e aver dedicato del tempo a questa cosa. Ci risentiamo l'anno prossimo con altre 24 canzoni e altrettanti deliri del sottoscritto.
Vi lascio un questionario da compilare, mi aiuta molto per capire cosa ne pensate e come migliorare. All'interno trovate anche una sezione in cui consigliare una canzone uscita quest'anno, le aggiungerò tutte in questa playlist.
Buone feste e tante care cose.
Non so quanti di voi abbiano visto Shrinking, ma io l’ho visto quest’anno, più o meno nel momento in cui è uscita questa canzone. All’inizio della serie c’è Paul, uno psicologo, che consiglia a diverse persone una sessione di un quarto d’ora in cui ascoltare la canzone più triste che conoscano e di piangere. Così, dopo essersi sfogati, avrebbero vissuto molto meglio il resto della giornata.
Questa non è decisamente la canzone più triste che io conosca, ma forse lo era in quel momento. Così, facendo questo esercizio mentale di immaginarmi in quella situazione, ho pensato a cosa avrei ascoltato per piangere per un quarto d’ora e questa è la canzone che sceglierei.
Non avevo mai ascoltato più di tanto la musica di Any Other. Sapevo chi fosse perché il mio coinquilino della mia prima casa mi aveva detto che di fronte a noi viveva una cantante indie. Quella cantante era proprio lei. Quindi diciamo che ho seguito un po’ tutto quello che ha fatto, come segui le canzoni che fa quel tuo amico di infanzia che non sai più che fine ha fatto, ma che ora prova a diventare un rapper. Solo che lei è in 42 records che di solito è sinonimo di qualità.
Ha sempre fatto canzoni in inglese, quindi quando ho letto che il titolo di questa canzone era in italiano ho pensato che avrei dovuto ascoltarla per forza, perché voleva pur dire qualcosa questo cambio di lingua.
Avevo letto su Due Libri che questa canzone Any Ohter l’aveva iniziata a scrivere dopo la morte del suo cane. Sarà che quest’anno ho imparato ad apprezzare la bellezza dei cani e la loro tenerezza, ma è diventata la mia canzone preferita di quest’anno.
Non capivo veramente cosa mi piacesse così tanto, né capivo cosa significasse quel ritornello. Poi, qualche mese fa, sono andato ad un funerale. Il giorno dopo c’era il sole e ho ascoltato questa canzone. Lì ho unito (quasi) tutti i punti.
Come avrete capito se avete letto qualche email di quelle che vi ho mandato in questi 24 giorni, quest’anno ho realizzato di essere ormai un adulto e che la vita da adulti fa schifo. Per quanto io continui a vestirmi con le felpe oversize e le magliette delle band, questo non mi fa tornare ad essere un ragazzino. Probabilmente sono solo un bimbo grande che fa i capricci, ma realizzare che questo tipo di cose brutte della vita saranno la mia quotidianità per il resto dei miei giorni, è stato un duro colpo.
Questa canzone non credo parli di amore, oppure ne parli solo come due persone che non si vedranno mai più. Il dolore di una perdita di una persona in questo testo è palpabile e nel ritornello viene espresso con una semplicità sconvolgente. Ma partiamo dalla prima strofa:
“Non sono stata poi molto distratta
Te n'eri già andato già
Io ti aspettavo, ma
Non cambia niente ogni giorno che passa”
Spesso, quando si è distratti, si dimenticano le cose in giro e poi si perdono. Come quando lasci il telefono nell’armadio e poi lo devi far squillare, ma hai il silenzioso, quindi non lo trovi e finisci a dirti che sei un coglione e che devi essere più presente in quello che fai.
Any Other però non è “stata poi molto distratta”, eppure questa persona l’ha persa comunque. Più si va avanti con la vita, più le cose che accadono sono irreversibili. Così, dopo aver perso qualcuno ci sembra che “Non cambia niente ogni giorno che passa”.
“Il lavoro come va?
Mi lascia un po' a metà
Svegliarsi sempre al punto di partenza
Trent'anni e ancora qua
Rinchiusa in camera
Quanta fatica ci resta da fare”
La sensazione che le cose non cambino nonostante il tempo che passa, è quella di svegliarsi ogni mattina al punto di partenza. Come se ogni giorno fosse uguale a quello precedente. Questa cosa ripetuta potenzialmente per sempre. Quindi tutti gli sforzi che facciamo, sembrano vani, perché ci sembra di non riuscire a cambiare niente. Quindi perché continuare? E ci domandiamo “Quanta fatica ci resta da fare?”
“In un giorno come questo
Il sole è un insulto alla tua assenza”
Non so come sia possibile che questo concetto non l'avessi mai sentito prima espresso così bene. La stragrande maggioranza delle canzoni parlano di aver perso qualcuno, eppure nessuno si sofferma sul fatto che il sole che continua a sorgere, nonostante questa perdita, sia un insulto alla sua assenza.
In particolare, se pensate alla perdita di un cane, vedere il sole fuori dalla finestra, potrebbe farti venir voglia di uscire a fare una passeggiata con lui. Però, una volta morto, la voglia rimane e lui non è lì. Questo sole potrebbe mostrare un po’ più di rispetto e smetterla di presentarsi alle nostre finestre come se non fosse cambiato nulla.
“La sicurezza di un corpo che invecchia
Qualcosa che non va
Eccolo un altro allarme che suona
Salire in macchina, corse notturne
Soli in una clinica
Quando il dolore si lascia toccare
Tornare indietro senza più le forze
E mi accorgo che ora io
Non so a chi darе tutto questo amore
Quanta fatica ci resta da farе”
L’unica certezza nella vita è la morte, ma è anche vero che se non si muore giovani, ad un certo punto si inizia ad invecchiare. Suppongo che questa canzone non parli solo di un cane morto, ma guardare un animale domestico che invecchia ad una velocità spaventosa rispetto a quella umana, ti dà proprio un riscontro dell'invecchiamento nella vita di tutti i giorni. Mentre ti accorgi che i tuoi genitori o i tuoi nonni sono invecchiati, solo guardando le foto di qualche anno prima, i cani e i gatti, invecchiano quasi a vista d’occhio.
Quell’allarme che suona, potrebbe essere anche non di un animale, ma di un parente con qualche problema di salute. Anche se la clinica ci riporta subito alla dimensione degli animali domestici. Caricare in macchina il cane, perché non c’è un’ambulanza per i cani (o almeno credo) e correre in una clinica, dove non c’è nessuno perché è notte fonda e la gente dorme invece di andare dal veterinario.
Vedere un animale che soffre, è una cosa straziante perché non può dirti “mi fa male qui”, ma lo senti gemere e quindi il suo dolore ti sembra quasi di toccarlo. Spesso arrivati a questo punto, vuol dire che l’animale sia ormai giunto al capolinea della sua vita. E a quel punto ti chiedi a chi o a cosa dedicherai tutto quel tempo e quelle attenzioni che davi a lui.
“Potrei arrabbiarmi, ma non mi serve più”
Spesso quando soffriamo o quando vediamo la sofferenza altrui, ci viene da indignarci, ci arrabbiamo. Ma ora, dopo che qualcuno è morto, ci accorgiamo che non è mai servito a niente.
“Credevo di avere un po' più di tempo
Che in un anno, forse due
Ti avrei incontrato di nuovo per caso
Ne avremmo riso, ne avremmo parlato
Mi sarei scusata e tu
Avresti subito fatto altrettanto
Ora il tuo nome è conteso da tutti
Ed io zitta a chiedermi
Per quanto ti sei sentito da solo
Quanta fatica ci resta da fare”
C’è un passaggio nella Bibbia (Matteo 24, 42-44) in cui Gesù racconta una parabola la cui morale è “vegliate perché non sapete né il giorno né l’ora”. Lì l’invito era a comportarsi secondo i comandamenti perché non sapendo quando si morirà, si potrebbe non avere tempo di redimersi. Invece io vorrei ricollegarmi alla canzone perché dice “Credevo di avere un po' più di tempo…”. Quindi, amici miei, vegliate perché non sapete quando le persone che avete vicino moriranno e vi ritroverete a dire “credevo di avere un po’ più di tempo”.
Dopo che qualcuno muore, poi tutti tendono a ricordarne solo gli aspetti positivi, a voler dare il suo nome ai propri figli, anche se magari nessuno è stato lì con lui nei suoi giorni peggiori.
Mentre tutti si contendono questo nome, raccontando di quanto fosse una bella persona, un bravo cane o qualsiasi altra cosa, lei rimane lì a chiedersi quante volte non gli è stata vicino.
Eppure la vita va avanti e ci saranno tante cose che perderemo lungo il tragitto, anche se non saremo poi troppo distratti. Più sono le persone che conosciamo, potenzialmente, più saranno i funerali a cui andremo e ogni volta ci chiederemo “quanta fatica ci resta da fare?”.
Nonostante ciò, il sole splenderà ogni volta, noncurante dei nostri problemi, portando con sé della speranza, ma ai nostri sarà sempre mancanza di rispetto verso chi non c’è più.
Io vi ringrazio tantissimo per essere stati con me anche quest'anno e aver dedicato del tempo a questa cosa. Ci risentiamo l'anno prossimo con altre 24 canzoni e altrettanti deliri del sottoscritto.
Vi lascio un questionario da compilare, mi aiuta molto per capire cosa ne pensate e come migliorare. All'interno trovate anche una sezione in cui consigliare una canzone uscita quest'anno, le aggiungerò tutte in questa playlist.
Buone feste e tante care cose.
Un abbraccio,
Edo
Un abbraccio,
Edo
Un abbraccio,
Edo