


3 DICEMBRE
3 DICEMBRE
3 DICEMBRE
ADVENT SOUNDTRACK
ADVENT SOUNDTRACK
ADVENT SOUNDTRACK
DI EDOARDO TRUTTERO
DI EDOARDO TRUTTERO
DI EDOARDO TRUTTERO
Ciao a tutti e tutte, questa è Advent Soundtrack 2025, la seconda edizione del mio esperimento.
Ogni giorno, fino a Natale, vi consiglierò una canzone con annessa qualche mia riflessione.
Ciao a tutti e tutte, questa è Advent Soundtrack 2025, la seconda edizione del mio esperimento.
Ogni giorno, fino a Natale, vi consiglierò una canzone con annessa qualche mia riflessione.
Ciao a tutti e tutte, questa è Advent Soundtrack 2025, la seconda edizione del mio esperimento.
Ogni giorno, fino a Natale, vi consiglierò una canzone con annessa qualche mia riflessione.
nero
nero
nero
thruppi (giovanni truppi, alice, sano)
thruppi (giovanni truppi, alice, sano)
thruppi (giovanni truppi, alice, sano)
Non so quanti di voi conoscano Giovanni Truppi, ma sicuramente siete di più di quelli che conoscono i Thru Collected. Se conoscete entrambe le realtà capite quanto questa collaborazione sia particolare. Insieme hanno fatto un disco intero.
Questo inaspettato crossover di stili, mi ha fatto venire in mente il proverbio “non far sapere al contadino quanto è buono il formaggio con le pere”. Perché ora che ho scoperto che insieme funzionano così bene, vorrei che Giovanni Truppi entrasse a far parte dei Thru Collected per sempre.
Nel caso in cui questa canzone vi sia piaciuta o foste semplicemente curiosi, vi consiglio anche Buianotte, Denti perfetti e Napoli città di morte che erano le altre papabili per questo posto nella playlist.
Non riesco a capire di cosa parli di preciso questa canzone. Probabilmente chi racconta è qualcuno che sta morendo o qualcuno che soffre di qualche demenza o di qualcosa più grave. Infatti implora la persona amata di stargli vicino, sia emotivamente che fisicamente. Ha paura di dimenticare tutto oppure si è già dimenticato.
“Stringimi forte perché vedo tutto
Nero, nero, nero, nero, nero
Stammi vicino perché vedo tutto
Nero, nero, nero, nero, nero
Dammi una mano perché non so più chi sono
E non so neanche più chi ero
Stringimi forte perché vedo un mondo
Nero, nero, nero, nero, nero”
Ma potrebbe essere anche qualcuno che ha bisogno di sostegno senza essere in fin di vita. D’altronde spesso le cose si mettono male e la vita è sempre meglio viverla insieme a qualcuno. Almeno secondo il mio punto di vista.
Finito il ritornello c’è la prima strofa, cantata da Alice.
“Nello zoo degli occhi miei
Ho intravisto il cielo dei tuoi”
Che bella immagine. Lo zoo è una prigione a cielo aperto per creature che dovrebbero essere libere e a loro non rimane che alzare lo sguardo al cielo, sognando di poter volare via. Lo zoo è anche un simbolo di confusione, di rumori e di versi. Qui lo zoo, che è negli occhi della protagonista, potrebbe essere un modo per dire che è molto confusa e si sente in trappola, ma trova speranza negli occhi di qualcuno a cui vuole bene. Magari qualcuno che ha gli occhi dello stesso colore del cielo.
“Ma ammetterlo non vorrei
Questo mondo ci vuole soli
Credi che riusciremo lo stesso
A dirci come ci sеntiamo?”
Nonostante il sollievo che le dà guardare questa persona negli occhi, non riesce a comunicarle quanto la faccia stare bene. Perché alla fine questo mondo ci vuole un po’ soli, un po’ tutti indipendenti e forti. Un mondo che punta sull’individualità e non sulla forza della collettività. Si sono perse le sfumature, è tutto o bianco o nero. O sei con me o sei contro di me. In un mondo così, come fa ad esserci spazio per l’amore sincero come quello di chi si accontenta di guardare negli occhi qualcuno? Credi che riusciremo lo stesso, nonostante tutto questo, a mettere da parte questa maschera d’orgoglio e a dirci come ci sentiamo?
“Che ti importerà ancora di questo
Ora chе scompariamo”
Ma in fondo, tutti questi discorsi, che valore hanno di fronte alla nostra scomparsa? Alla nostra scomparsa da questo mondo o l’uno dalla vita dell’altro. Questo “scomparire” può anche essere inteso come una perdita della memoria, dando credito alla mia ipotesi iniziale sulla persona affetta da demenza (o peggio).
Questo concetto sarebbe poi ulteriormente ripreso nel ritornello:
“Dammi una mano perché non so più chi sono
E non so neanche più chi ero”
A me sembra proprio che si parli di una persona che sta per morire e che sta perdendo il senno e ben presto, non sarà più in grado di capire non solo chi sono le persone che vede, ma anche chi è lei stessa.
“Diventare stupidi, cara amica mia
Forse fa per noi, forse ci conviene
Nei tuoi occhi semplici io ci vedo me
Con un bel sorriso fatto di morfina”
Qui, con la strofa di SANO, forse abbiamo la conferma di quello che sostengo dall’inizio. Si parla di “diventare stupidi” e di “sorriso fatto di morfina”. Una persona quindi che non riesce più a capire quasi nulla anche perché è sotto farmaci e tutti questi oppiacei lo fanno sorridere. E l’immagine di lui (o lei) che ride è l’unica cosa che riesce a vedere negli occhi della persona che ha di fronte. Gli stessi occhi che gli facevano vedere il cielo nella prima strofa. Forse diventare stupidi, strafatti di farmaci, non è poi così male, ora finalmente riesco a vedermi sorridere mentre ti guardo negli occhi. Forse fa per noi, forse ci conviene.
“Ritornerei
A vivere quei giorni leggeri
Sotto un sole squadrista
Di un'estate severa”
Quanto vorrebbe tornare a quando era più giovane, anche solo un’ultima volta. Quando il sole batteva così forte che si imponeva con violenza nelle vite delle persone. Un’estate severa, probabilmente per le temperature, ma magari anche per ciò che avvenne e quindi per ciò che gli ricorda adesso quel tempo ormai lontano.
“Smetteresti di chiudere gli occhi solamente per me?
Questa frase è veramente devastante. Quegli occhi che gli danno così tanta speranza o anche solo sollievo, ogni volta che vengono coperti dalle palpebre è come se sparissero. Sbattere le ciglia è un impulso anche irrazionale e non per forza un gesto volontario, ma comunque provoca un senso di smarrimento o di dolore per il nostro protagonista che trova il cielo in quegli occhi. Il cielo che ricordiamo è la speranza di poter volare via da quella situazione terribile di prigionia. Ma sono anche un modo per specchiarsi e vedersi sorridente.
Magari il nostro protagonista è così malconcio mentalmente che non è più in grado di comprendere, come i neonati, il concetto di permanenza dell’oggetto nello spazio e nel tempo. Quindi, ogni volta che questa persona chiude gli occhi è come se lui perdesse ogni tipo di speranza, perché pensa che quegli occhi siano spariti.
“Storica emozione, fammi correre dentro di te”
Il ricordo di un’emozione, spera che diventi così forte da poterci correre dentro. Come in un sogno. Magari un sogno lungo per sempre, perché l’unica via d’uscita da questa trappola è la morte. E quindi presto vedere tutto nero, nero, nero, nero.
Non so quanti di voi conoscano Giovanni Truppi, ma sicuramente siete di più di quelli che conoscono i Thru Collected. Se conoscete entrambe le realtà capite quanto questa collaborazione sia particolare. Insieme hanno fatto un disco intero.
Questo inaspettato crossover di stili, mi ha fatto venire in mente il proverbio “non far sapere al contadino quanto è buono il formaggio con le pere”. Perché ora che ho scoperto che insieme funzionano così bene, vorrei che Giovanni Truppi entrasse a far parte dei Thru Collected per sempre.
Nel caso in cui questa canzone vi sia piaciuta o foste semplicemente curiosi, vi consiglio anche Buianotte, Denti perfetti e Napoli città di morte che erano le altre papabili per questo posto nella playlist.
Non riesco a capire di cosa parli di preciso questa canzone. Probabilmente chi racconta è qualcuno che sta morendo o qualcuno che soffre di qualche demenza o di qualcosa più grave. Infatti implora la persona amata di stargli vicino, sia emotivamente che fisicamente. Ha paura di dimenticare tutto oppure si è già dimenticato.
“Stringimi forte perché vedo tutto
Nero, nero, nero, nero, nero
Stammi vicino perché vedo tutto
Nero, nero, nero, nero, nero
Dammi una mano perché non so più chi sono
E non so neanche più chi ero
Stringimi forte perché vedo un mondo
Nero, nero, nero, nero, nero”
Ma potrebbe essere anche qualcuno che ha bisogno di sostegno senza essere in fin di vita. D’altronde spesso le cose si mettono male e la vita è sempre meglio viverla insieme a qualcuno. Almeno secondo il mio punto di vista.
Finito il ritornello c’è la prima strofa, cantata da Alice.
“Nello zoo degli occhi miei
Ho intravisto il cielo dei tuoi”
Che bella immagine. Lo zoo è una prigione a cielo aperto per creature che dovrebbero essere libere e a loro non rimane che alzare lo sguardo al cielo, sognando di poter volare via. Lo zoo è anche un simbolo di confusione, di rumori e di versi. Qui lo zoo, che è negli occhi della protagonista, potrebbe essere un modo per dire che è molto confusa e si sente in trappola, ma trova speranza negli occhi di qualcuno a cui vuole bene. Magari qualcuno che ha gli occhi dello stesso colore del cielo.
“Ma ammetterlo non vorrei
Questo mondo ci vuole soli
Credi che riusciremo lo stesso
A dirci come ci sеntiamo?”
Nonostante il sollievo che le dà guardare questa persona negli occhi, non riesce a comunicarle quanto la faccia stare bene. Perché alla fine questo mondo ci vuole un po’ soli, un po’ tutti indipendenti e forti. Un mondo che punta sull’individualità e non sulla forza della collettività. Si sono perse le sfumature, è tutto o bianco o nero. O sei con me o sei contro di me. In un mondo così, come fa ad esserci spazio per l’amore sincero come quello di chi si accontenta di guardare negli occhi qualcuno? Credi che riusciremo lo stesso, nonostante tutto questo, a mettere da parte questa maschera d’orgoglio e a dirci come ci sentiamo?
“Che ti importerà ancora di questo
Ora chе scompariamo”
Ma in fondo, tutti questi discorsi, che valore hanno di fronte alla nostra scomparsa? Alla nostra scomparsa da questo mondo o l’uno dalla vita dell’altro. Questo “scomparire” può anche essere inteso come una perdita della memoria, dando credito alla mia ipotesi iniziale sulla persona affetta da demenza (o peggio).
Questo concetto sarebbe poi ulteriormente ripreso nel ritornello:
“Dammi una mano perché non so più chi sono
E non so neanche più chi ero”
A me sembra proprio che si parli di una persona che sta per morire e che sta perdendo il senno e ben presto, non sarà più in grado di capire non solo chi sono le persone che vede, ma anche chi è lei stessa.
“Diventare stupidi, cara amica mia
Forse fa per noi, forse ci conviene
Nei tuoi occhi semplici io ci vedo me
Con un bel sorriso fatto di morfina”
Qui, con la strofa di SANO, forse abbiamo la conferma di quello che sostengo dall’inizio. Si parla di “diventare stupidi” e di “sorriso fatto di morfina”. Una persona quindi che non riesce più a capire quasi nulla anche perché è sotto farmaci e tutti questi oppiacei lo fanno sorridere. E l’immagine di lui (o lei) che ride è l’unica cosa che riesce a vedere negli occhi della persona che ha di fronte. Gli stessi occhi che gli facevano vedere il cielo nella prima strofa. Forse diventare stupidi, strafatti di farmaci, non è poi così male, ora finalmente riesco a vedermi sorridere mentre ti guardo negli occhi. Forse fa per noi, forse ci conviene.
“Ritornerei
A vivere quei giorni leggeri
Sotto un sole squadrista
Di un'estate severa”
Quanto vorrebbe tornare a quando era più giovane, anche solo un’ultima volta. Quando il sole batteva così forte che si imponeva con violenza nelle vite delle persone. Un’estate severa, probabilmente per le temperature, ma magari anche per ciò che avvenne e quindi per ciò che gli ricorda adesso quel tempo ormai lontano.
“Smetteresti di chiudere gli occhi solamente per me?
Questa frase è veramente devastante. Quegli occhi che gli danno così tanta speranza o anche solo sollievo, ogni volta che vengono coperti dalle palpebre è come se sparissero. Sbattere le ciglia è un impulso anche irrazionale e non per forza un gesto volontario, ma comunque provoca un senso di smarrimento o di dolore per il nostro protagonista che trova il cielo in quegli occhi. Il cielo che ricordiamo è la speranza di poter volare via da quella situazione terribile di prigionia. Ma sono anche un modo per specchiarsi e vedersi sorridente.
Magari il nostro protagonista è così malconcio mentalmente che non è più in grado di comprendere, come i neonati, il concetto di permanenza dell’oggetto nello spazio e nel tempo. Quindi, ogni volta che questa persona chiude gli occhi è come se lui perdesse ogni tipo di speranza, perché pensa che quegli occhi siano spariti.
“Storica emozione, fammi correre dentro di te”
Il ricordo di un’emozione, spera che diventi così forte da poterci correre dentro. Come in un sogno. Magari un sogno lungo per sempre, perché l’unica via d’uscita da questa trappola è la morte. E quindi presto vedere tutto nero, nero, nero, nero.
Non so quanti di voi conoscano Giovanni Truppi, ma sicuramente siete di più di quelli che conoscono i Thru Collected. Se conoscete entrambe le realtà capite quanto questa collaborazione sia particolare. Insieme hanno fatto un disco intero.
Questo inaspettato crossover di stili, mi ha fatto venire in mente il proverbio “non far sapere al contadino quanto è buono il formaggio con le pere”. Perché ora che ho scoperto che insieme funzionano così bene, vorrei che Giovanni Truppi entrasse a far parte dei Thru Collected per sempre.
Nel caso in cui questa canzone vi sia piaciuta o foste semplicemente curiosi, vi consiglio anche Buianotte, Denti perfetti e Napoli città di morte che erano le altre papabili per questo posto nella playlist.
Non riesco a capire di cosa parli di preciso questa canzone. Probabilmente chi racconta è qualcuno che sta morendo o qualcuno che soffre di qualche demenza o di qualcosa più grave. Infatti implora la persona amata di stargli vicino, sia emotivamente che fisicamente. Ha paura di dimenticare tutto oppure si è già dimenticato.
“Stringimi forte perché vedo tutto
Nero, nero, nero, nero, nero
Stammi vicino perché vedo tutto
Nero, nero, nero, nero, nero
Dammi una mano perché non so più chi sono
E non so neanche più chi ero
Stringimi forte perché vedo un mondo
Nero, nero, nero, nero, nero”
Ma potrebbe essere anche qualcuno che ha bisogno di sostegno senza essere in fin di vita. D’altronde spesso le cose si mettono male e la vita è sempre meglio viverla insieme a qualcuno. Almeno secondo il mio punto di vista.
Finito il ritornello c’è la prima strofa, cantata da Alice.
“Nello zoo degli occhi miei
Ho intravisto il cielo dei tuoi”
Che bella immagine. Lo zoo è una prigione a cielo aperto per creature che dovrebbero essere libere e a loro non rimane che alzare lo sguardo al cielo, sognando di poter volare via. Lo zoo è anche un simbolo di confusione, di rumori e di versi. Qui lo zoo, che è negli occhi della protagonista, potrebbe essere un modo per dire che è molto confusa e si sente in trappola, ma trova speranza negli occhi di qualcuno a cui vuole bene. Magari qualcuno che ha gli occhi dello stesso colore del cielo.
“Ma ammetterlo non vorrei
Questo mondo ci vuole soli
Credi che riusciremo lo stesso
A dirci come ci sеntiamo?”
Nonostante il sollievo che le dà guardare questa persona negli occhi, non riesce a comunicarle quanto la faccia stare bene. Perché alla fine questo mondo ci vuole un po’ soli, un po’ tutti indipendenti e forti. Un mondo che punta sull’individualità e non sulla forza della collettività. Si sono perse le sfumature, è tutto o bianco o nero. O sei con me o sei contro di me. In un mondo così, come fa ad esserci spazio per l’amore sincero come quello di chi si accontenta di guardare negli occhi qualcuno? Credi che riusciremo lo stesso, nonostante tutto questo, a mettere da parte questa maschera d’orgoglio e a dirci come ci sentiamo?
“Che ti importerà ancora di questo
Ora chе scompariamo”
Ma in fondo, tutti questi discorsi, che valore hanno di fronte alla nostra scomparsa? Alla nostra scomparsa da questo mondo o l’uno dalla vita dell’altro. Questo “scomparire” può anche essere inteso come una perdita della memoria, dando credito alla mia ipotesi iniziale sulla persona affetta da demenza (o peggio).
Questo concetto sarebbe poi ulteriormente ripreso nel ritornello:
“Dammi una mano perché non so più chi sono
E non so neanche più chi ero”
A me sembra proprio che si parli di una persona che sta per morire e che sta perdendo il senno e ben presto, non sarà più in grado di capire non solo chi sono le persone che vede, ma anche chi è lei stessa.
“Diventare stupidi, cara amica mia
Forse fa per noi, forse ci conviene
Nei tuoi occhi semplici io ci vedo me
Con un bel sorriso fatto di morfina”
Qui, con la strofa di SANO, forse abbiamo la conferma di quello che sostengo dall’inizio. Si parla di “diventare stupidi” e di “sorriso fatto di morfina”. Una persona quindi che non riesce più a capire quasi nulla anche perché è sotto farmaci e tutti questi oppiacei lo fanno sorridere. E l’immagine di lui (o lei) che ride è l’unica cosa che riesce a vedere negli occhi della persona che ha di fronte. Gli stessi occhi che gli facevano vedere il cielo nella prima strofa. Forse diventare stupidi, strafatti di farmaci, non è poi così male, ora finalmente riesco a vedermi sorridere mentre ti guardo negli occhi. Forse fa per noi, forse ci conviene.
“Ritornerei
A vivere quei giorni leggeri
Sotto un sole squadrista
Di un'estate severa”
Quanto vorrebbe tornare a quando era più giovane, anche solo un’ultima volta. Quando il sole batteva così forte che si imponeva con violenza nelle vite delle persone. Un’estate severa, probabilmente per le temperature, ma magari anche per ciò che avvenne e quindi per ciò che gli ricorda adesso quel tempo ormai lontano.
“Smetteresti di chiudere gli occhi solamente per me?
Questa frase è veramente devastante. Quegli occhi che gli danno così tanta speranza o anche solo sollievo, ogni volta che vengono coperti dalle palpebre è come se sparissero. Sbattere le ciglia è un impulso anche irrazionale e non per forza un gesto volontario, ma comunque provoca un senso di smarrimento o di dolore per il nostro protagonista che trova il cielo in quegli occhi. Il cielo che ricordiamo è la speranza di poter volare via da quella situazione terribile di prigionia. Ma sono anche un modo per specchiarsi e vedersi sorridente.
Magari il nostro protagonista è così malconcio mentalmente che non è più in grado di comprendere, come i neonati, il concetto di permanenza dell’oggetto nello spazio e nel tempo. Quindi, ogni volta che questa persona chiude gli occhi è come se lui perdesse ogni tipo di speranza, perché pensa che quegli occhi siano spariti.
“Storica emozione, fammi correre dentro di te”
Il ricordo di un’emozione, spera che diventi così forte da poterci correre dentro. Come in un sogno. Magari un sogno lungo per sempre, perché l’unica via d’uscita da questa trappola è la morte. E quindi presto vedere tutto nero, nero, nero, nero.
le parole dell'artista
le parole dell'artista
le parole dell'artista
Alice, oltre ad avere un bellissima voce ed essere un'ottima cantautrice, è anche stata così gentile da dirmi due cose su questa canzone. Queste le sue parole:
“Guarda ..ho cercato di trasmettere veramente con due righe e poche parole che non ne trovavo tante all altezza, quello che vorrei ricordarmi nella vita, ed è anche grazie a questo brano.
Bisogna ricordarsi di rimanere vivi, perché morire oggi giorno sembra essere molto facile; ricordarsi che l’altro può essere un ponte per ritrovare se stessi e riscoprire il mondo lì fuori; è un zoo questo mondo e prima o poi riusciremo a parlarci, ne sono sicura, dobbiamo combattere, dobbiamo resistere. Stiamoci vicini.”
Alice, oltre ad avere un bellissima voce ed essere un'ottima cantautrice, è anche stata così gentile da dirmi due cose su questa canzone. Queste le sue parole:
“Guarda ..ho cercato di trasmettere veramente con due righe e poche parole che non ne trovavo tante all altezza, quello che vorrei ricordarmi nella vita, ed è anche grazie a questo brano.
Bisogna ricordarsi di rimanere vivi, perché morire oggi giorno sembra essere molto facile; ricordarsi che l’altro può essere un ponte per ritrovare se stessi e riscoprire il mondo lì fuori; è un zoo questo mondo e prima o poi riusciremo a parlarci, ne sono sicura, dobbiamo combattere, dobbiamo resistere. Stiamoci vicini.”
Alice, oltre ad avere un bellissima voce ed essere un'ottima cantautrice, è anche stata così gentile da dirmi due cose su questa canzone. Queste le sue parole:
“Guarda ..ho cercato di trasmettere veramente con due righe e poche parole che non ne trovavo tante all altezza, quello che vorrei ricordarmi nella vita, ed è anche grazie a questo brano.
Bisogna ricordarsi di rimanere vivi, perché morire oggi giorno sembra essere molto facile; ricordarsi che l’altro può essere un ponte per ritrovare se stessi e riscoprire il mondo lì fuori; è un zoo questo mondo e prima o poi riusciremo a parlarci, ne sono sicura, dobbiamo combattere, dobbiamo resistere. Stiamoci vicini.”
Un abbraccio,
Edo
Un abbraccio,
Edo
Un abbraccio,
Edo