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4 DICEMBRE

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ADVENT SOUNDTRACK

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DI EDOARDO TRUTTERO

DI EDOARDO TRUTTERO

DI EDOARDO TRUTTERO

Ciao a tutti e tutte, questa è Advent Soundtrack 2025, la seconda edizione del mio esperimento.

Ogni giorno, fino a Natale, vi consiglierò una canzone con annessa qualche mia riflessione.

Ciao a tutti e tutte, questa è Advent Soundtrack 2025, la seconda edizione del mio esperimento.

Ogni giorno, fino a Natale, vi consiglierò una canzone con annessa qualche mia riflessione.

Ciao a tutti e tutte, questa è Advent Soundtrack 2025, la seconda edizione del mio esperimento.

Ogni giorno, fino a Natale, vi consiglierò una canzone con annessa qualche mia riflessione.

agli eventi

agli eventi

agli eventi

maggio

maggio

maggio

Non so se vi capita mai di ricordarvi dettagli inutili di qualcosa che avete vissuto. Io ad esempio mi ricordo perfettamente come sono fatte le case dei miei amici con cui giocavo alle scuole medie. Ma ci sono sicuramente nella mia mente dei ricordi decisamente più insignificanti, ma che sono ben custoditi.


Maggio, che è un artista incredibile, in questa canzone cerca di comunicarci quanti ricordi gli affolano la mente. Molte cose che possono non dirci nulla a noi che siamo esterni, potrebbero anche significare poco per lui. Eppure sono lì, nitidi nella sua testa. 


Non vi riporto nessun passaggio preciso della prima strofa, perché vengono citate persone e fatti che non conosco, ma è anche giusto così. È un viaggio nei ricordi di Maggio, non nei nostri. 


Poi alla fine dei conti sono questi ricordi, sono le nostre esperienze, è ciò che abbiamo vissuto che ci dice chi siamo. Sono loro che ci hanno plasmato nel corso degli anni e ci hanno reso quello che siamo adesso. Quindi ringraziamo tutte queste cose, facciamo un brindisi a questi ricordi, a questi eventi.


Nel ritornello troviamo anche un’altra componente importante di questa canzone e del disco: i denti. 


“Un brindisi agli eventi, ai denti stretti”


Come a dire che dobbiamo brindare a noi, che abbiamo vissuto e superato tutto questo. 


“Alle folate assurde, ai sentimenti”


Il vento è un’altra componente importante per il disco, che infatti si chiama “AI MIEI DENTI, AGLI EVENTI, AL VENTO”.


Vorrei tornare però sui denti. I denti, dopo che perdiamo quelli da latte, ci accompagnano per tutta la vita. Rimangono lì nella nostra bocca e riportano i segni del tempo. Sono quindi una metafora di ciò che rimane e si modifica nel tempo, ma sono anche qualcosa di cui bisogna fare manutenzione e che spesso e volentieri trascuriamo nonostante i consigli dei dentisti. Sono anche però un mezzo per identificare le persone, la loro unicità ci permette di dire a chi appartengono, quando magari altre tecniche di riconoscimento non sono possibili.


Lo sentite meglio alla fine, ma secondo me è stato campionato o è stato riprodotto un suono molto simile a quello del trapano del dentista ed è stato integrato con la base. Fateci caso.

Fastidioso, ma reso in qualche modo armonico mescolandolo a tutto il resto. 


“Mi ricordo cene e gente che non vedo più

KS che non era un crew

Nico e Giumo, Rubattino, 19 maggio

Tu che parli sottovoce ed io che ho caldo

Giuro che ricordo tutto quanto”


Quello che dicevo prima, spesso ci ricordiamo tante cose, anche di persone che non fanno più parte della nostra vita, che magari sono pure morte. Di quando Klean Sheet, la sua crew, non era una crew.


“A questo momento a queste mie rime, in questo presente che va e non dice

Mi ricordo che il ricordo non si può scalfire”


Questo momento che stiamo vivendo, ci potrebbe rimanere impresso per sempre oppure potrebbe essere dimenticato, ora non lo possiamo sapere.

Una volta che un momento diventa ricordo, poi quel ricordo, non lo possiamo più scalfire. Rimane lì, in una teca e possiamo solo guardarlo, come se avessimo i permessi di sola lettura su una presentazione powerpoint della nostra vita passata.


“Che ho una casa da buttare giù, per poi ricostruire

Quindi un brindisi ai miei demoni, ai dispetti che mi fanno”


Buttare giù una casa è un lavoraccio, ma sicuramente più facile che poi ricostruirne una nuova. La casa è anche il simbolo della nostra zona di comfort, buttarla giù vuol dire metterci in gioco e ricostruirla vuol dire ricominciare da capo. Spesso nella vita ci capita di dover affrontare grossi cambiamenti e per forza di cose, ci sarà da ricostruire una casa, che all’inizio ci sembrerà un’impresa impossibile, ma con il tempo, mattone dopo mattone, diventerà un luogo in cui rifugiarci.

Quindi grazie anche a chi mi fa i dispetti, che mi mette in difficoltà. Grazie a loro ora mi sento più tranquillo perché alcune situazioni le ho già vissute o so cosa aspettarmi quando accadranno di nuovo. 


“Ai miei amichetti sui muretti con il cuore di cristallo

Col gin sotto cubetti trasparenti in mano

Così si scappa lenti, ma mai in stallo a Milano

Brindiamo a questi tempi, a chi c'è ancora in ballo”


Bellissimo modo di raccontare la gioventù. Seduti sui muretti a parlare con un bel bicchiere in mano, pieno di cubetti di ghiaccio che nascondono gli ultimi sorsi di gin. Il cuore di cristallo è una metafora per dire quanto, in quegli anni, si è vulnerabili alle delusioni amorose. Il cristallo è duro, ma si rompe facilmente.

Brindiamo a questi tempi che ora non ci appartengono più, ora che siamo cresciuti. Ma brindiamo anche a chi da certi meccanismi non è ancora uscito.


“Alla maglia con il gatto che non mi hai ridato

A un atomo di ganja ritrovato per miracolo”


Brindiamo alle cose a cui eravamo affezionati ma che abbiamo perso nel tragitto, ma brindiamo anche alle belle sorprese che ci svoltano le giornate. Per me questi due versi fanno la canzone. Specialmente il secondo. Per me non c'è felicità più grande di quella che ti regala una bella sorpresa. Quando succede qualcosa di bello senza che sia inquinato dalle aspettative. E cosa ti può rendere felice di ritrovare per miracolo "un atomo di ganja" quando hai a malapena 20 anni?


“Un brindisi a quel meteo che col tempo ci migliora”


Secondo me è un modo per dire che con il tempo che passa impariamo ad apprezzare di più le belle giornate di sole, ma potrei sbagliarmi. Però, guarda caso, più si invecchia più si parla volentieri del meteo.

Ora dovreste sentire meglio quel trapano da dentista. Dovreste sentire anche delle voci, verosimilmente degli amici di Maggio. Potrebbero essere una rappresentazione dei ricordi che gli affollano la mente o semplicemente di tutto ciò di cui è grato in questa vita.

Non so se vi capita mai di ricordarvi dettagli inutili di qualcosa che avete vissuto. Io ad esempio mi ricordo perfettamente come sono fatte le case dei miei amici con cui giocavo alle scuole medie. Ma ci sono sicuramente nella mia mente dei ricordi decisamente più insignificanti, ma che sono ben custoditi.


Maggio, che è un artista incredibile, in questa canzone cerca di comunicarci quanti ricordi gli affolano la mente. Molte cose che possono non dirci nulla a noi che siamo esterni, potrebbero anche significare poco per lui. Eppure sono lì, nitidi nella sua testa. 


Non vi riporto nessun passaggio preciso della prima strofa, perché vengono citate persone e fatti che non conosco, ma è anche giusto così. È un viaggio nei ricordi di Maggio, non nei nostri. 


Poi alla fine dei conti sono questi ricordi, sono le nostre esperienze, è ciò che abbiamo vissuto che ci dice chi siamo. Sono loro che ci hanno plasmato nel corso degli anni e ci hanno reso quello che siamo adesso. Quindi ringraziamo tutte queste cose, facciamo un brindisi a questi ricordi, a questi eventi.


Nel ritornello troviamo anche un’altra componente importante di questa canzone e del disco: i denti. 


“Un brindisi agli eventi, ai denti stretti”


Come a dire che dobbiamo brindare a noi, che abbiamo vissuto e superato tutto questo. 


“Alle folate assurde, ai sentimenti”


Il vento è un’altra componente importante per il disco, che infatti si chiama “AI MIEI DENTI, AGLI EVENTI, AL VENTO”.


Vorrei tornare però sui denti. I denti, dopo che perdiamo quelli da latte, ci accompagnano per tutta la vita. Rimangono lì nella nostra bocca e riportano i segni del tempo. Sono quindi una metafora di ciò che rimane e si modifica nel tempo, ma sono anche qualcosa di cui bisogna fare manutenzione e che spesso e volentieri trascuriamo nonostante i consigli dei dentisti. Sono anche però un mezzo per identificare le persone, la loro unicità ci permette di dire a chi appartengono, quando magari altre tecniche di riconoscimento non sono possibili.


Lo sentite meglio alla fine, ma secondo me è stato campionato o è stato riprodotto un suono molto simile a quello del trapano del dentista ed è stato integrato con la base. Fateci caso.

Fastidioso, ma reso in qualche modo armonico mescolandolo a tutto il resto. 


“Mi ricordo cene e gente che non vedo più

KS che non era un crew

Nico e Giumo, Rubattino, 19 maggio

Tu che parli sottovoce ed io che ho caldo

Giuro che ricordo tutto quanto”


Quello che dicevo prima, spesso ci ricordiamo tante cose, anche di persone che non fanno più parte della nostra vita, che magari sono pure morte. Di quando Klean Sheet, la sua crew, non era una crew.


“A questo momento a queste mie rime, in questo presente che va e non dice

Mi ricordo che il ricordo non si può scalfire”


Questo momento che stiamo vivendo, ci potrebbe rimanere impresso per sempre oppure potrebbe essere dimenticato, ora non lo possiamo sapere.

Una volta che un momento diventa ricordo, poi quel ricordo, non lo possiamo più scalfire. Rimane lì, in una teca e possiamo solo guardarlo, come se avessimo i permessi di sola lettura su una presentazione powerpoint della nostra vita passata.


“Che ho una casa da buttare giù, per poi ricostruire

Quindi un brindisi ai miei demoni, ai dispetti che mi fanno”


Buttare giù una casa è un lavoraccio, ma sicuramente più facile che poi ricostruirne una nuova. La casa è anche il simbolo della nostra zona di comfort, buttarla giù vuol dire metterci in gioco e ricostruirla vuol dire ricominciare da capo. Spesso nella vita ci capita di dover affrontare grossi cambiamenti e per forza di cose, ci sarà da ricostruire una casa, che all’inizio ci sembrerà un’impresa impossibile, ma con il tempo, mattone dopo mattone, diventerà un luogo in cui rifugiarci.

Quindi grazie anche a chi mi fa i dispetti, che mi mette in difficoltà. Grazie a loro ora mi sento più tranquillo perché alcune situazioni le ho già vissute o so cosa aspettarmi quando accadranno di nuovo. 


“Ai miei amichetti sui muretti con il cuore di cristallo

Col gin sotto cubetti trasparenti in mano

Così si scappa lenti, ma mai in stallo a Milano

Brindiamo a questi tempi, a chi c'è ancora in ballo”


Bellissimo modo di raccontare la gioventù. Seduti sui muretti a parlare con un bel bicchiere in mano, pieno di cubetti di ghiaccio che nascondono gli ultimi sorsi di gin. Il cuore di cristallo è una metafora per dire quanto, in quegli anni, si è vulnerabili alle delusioni amorose. Il cristallo è duro, ma si rompe facilmente.

Brindiamo a questi tempi che ora non ci appartengono più, ora che siamo cresciuti. Ma brindiamo anche a chi da certi meccanismi non è ancora uscito.


“Alla maglia con il gatto che non mi hai ridato

A un atomo di ganja ritrovato per miracolo”


Brindiamo alle cose a cui eravamo affezionati ma che abbiamo perso nel tragitto, ma brindiamo anche alle belle sorprese che ci svoltano le giornate. Per me questi due versi fanno la canzone. Specialmente il secondo. Per me non c'è felicità più grande di quella che ti regala una bella sorpresa. Quando succede qualcosa di bello senza che sia inquinato dalle aspettative. E cosa ti può rendere felice di ritrovare per miracolo "un atomo di ganja" quando hai a malapena 20 anni?


“Un brindisi a quel meteo che col tempo ci migliora”


Secondo me è un modo per dire che con il tempo che passa impariamo ad apprezzare di più le belle giornate di sole, ma potrei sbagliarmi. Però, guarda caso, più si invecchia più si parla volentieri del meteo.

Ora dovreste sentire meglio quel trapano da dentista. Dovreste sentire anche delle voci, verosimilmente degli amici di Maggio. Potrebbero essere una rappresentazione dei ricordi che gli affollano la mente o semplicemente di tutto ciò di cui è grato in questa vita.

Non so se vi capita mai di ricordarvi dettagli inutili di qualcosa che avete vissuto. Io ad esempio mi ricordo perfettamente come sono fatte le case dei miei amici con cui giocavo alle scuole medie. Ma ci sono sicuramente nella mia mente dei ricordi decisamente più insignificanti, ma che sono ben custoditi.


Maggio, che è un artista incredibile, in questa canzone cerca di comunicarci quanti ricordi gli affolano la mente. Molte cose che possono non dirci nulla a noi che siamo esterni, potrebbero anche significare poco per lui. Eppure sono lì, nitidi nella sua testa. 


Non vi riporto nessun passaggio preciso della prima strofa, perché vengono citate persone e fatti che non conosco, ma è anche giusto così. È un viaggio nei ricordi di Maggio, non nei nostri. 


Poi alla fine dei conti sono questi ricordi, sono le nostre esperienze, è ciò che abbiamo vissuto che ci dice chi siamo. Sono loro che ci hanno plasmato nel corso degli anni e ci hanno reso quello che siamo adesso. Quindi ringraziamo tutte queste cose, facciamo un brindisi a questi ricordi, a questi eventi.


Nel ritornello troviamo anche un’altra componente importante di questa canzone e del disco: i denti. 


“Un brindisi agli eventi, ai denti stretti”


Come a dire che dobbiamo brindare a noi, che abbiamo vissuto e superato tutto questo. 


“Alle folate assurde, ai sentimenti”


Il vento è un’altra componente importante per il disco, che infatti si chiama “AI MIEI DENTI, AGLI EVENTI, AL VENTO”.


Vorrei tornare però sui denti. I denti, dopo che perdiamo quelli da latte, ci accompagnano per tutta la vita. Rimangono lì nella nostra bocca e riportano i segni del tempo. Sono quindi una metafora di ciò che rimane e si modifica nel tempo, ma sono anche qualcosa di cui bisogna fare manutenzione e che spesso e volentieri trascuriamo nonostante i consigli dei dentisti. Sono anche però un mezzo per identificare le persone, la loro unicità ci permette di dire a chi appartengono, quando magari altre tecniche di riconoscimento non sono possibili.


Lo sentite meglio alla fine, ma secondo me è stato campionato o è stato riprodotto un suono molto simile a quello del trapano del dentista ed è stato integrato con la base. Fateci caso.

Fastidioso, ma reso in qualche modo armonico mescolandolo a tutto il resto. 


“Mi ricordo cene e gente che non vedo più

KS che non era un crew

Nico e Giumo, Rubattino, 19 maggio

Tu che parli sottovoce ed io che ho caldo

Giuro che ricordo tutto quanto”


Quello che dicevo prima, spesso ci ricordiamo tante cose, anche di persone che non fanno più parte della nostra vita, che magari sono pure morte. Di quando Klean Sheet, la sua crew, non era una crew.


“A questo momento a queste mie rime, in questo presente che va e non dice

Mi ricordo che il ricordo non si può scalfire”


Questo momento che stiamo vivendo, ci potrebbe rimanere impresso per sempre oppure potrebbe essere dimenticato, ora non lo possiamo sapere.

Una volta che un momento diventa ricordo, poi quel ricordo, non lo possiamo più scalfire. Rimane lì, in una teca e possiamo solo guardarlo, come se avessimo i permessi di sola lettura su una presentazione powerpoint della nostra vita passata.


“Che ho una casa da buttare giù, per poi ricostruire

Quindi un brindisi ai miei demoni, ai dispetti che mi fanno”


Buttare giù una casa è un lavoraccio, ma sicuramente più facile che poi ricostruirne una nuova. La casa è anche il simbolo della nostra zona di comfort, buttarla giù vuol dire metterci in gioco e ricostruirla vuol dire ricominciare da capo. Spesso nella vita ci capita di dover affrontare grossi cambiamenti e per forza di cose, ci sarà da ricostruire una casa, che all’inizio ci sembrerà un’impresa impossibile, ma con il tempo, mattone dopo mattone, diventerà un luogo in cui rifugiarci.

Quindi grazie anche a chi mi fa i dispetti, che mi mette in difficoltà. Grazie a loro ora mi sento più tranquillo perché alcune situazioni le ho già vissute o so cosa aspettarmi quando accadranno di nuovo. 


“Ai miei amichetti sui muretti con il cuore di cristallo

Col gin sotto cubetti trasparenti in mano

Così si scappa lenti, ma mai in stallo a Milano

Brindiamo a questi tempi, a chi c'è ancora in ballo”


Bellissimo modo di raccontare la gioventù. Seduti sui muretti a parlare con un bel bicchiere in mano, pieno di cubetti di ghiaccio che nascondono gli ultimi sorsi di gin. Il cuore di cristallo è una metafora per dire quanto, in quegli anni, si è vulnerabili alle delusioni amorose. Il cristallo è duro, ma si rompe facilmente.

Brindiamo a questi tempi che ora non ci appartengono più, ora che siamo cresciuti. Ma brindiamo anche a chi da certi meccanismi non è ancora uscito.


“Alla maglia con il gatto che non mi hai ridato

A un atomo di ganja ritrovato per miracolo”


Brindiamo alle cose a cui eravamo affezionati ma che abbiamo perso nel tragitto, ma brindiamo anche alle belle sorprese che ci svoltano le giornate. Per me questi due versi fanno la canzone. Specialmente il secondo. Per me non c'è felicità più grande di quella che ti regala una bella sorpresa. Quando succede qualcosa di bello senza che sia inquinato dalle aspettative. E cosa ti può rendere felice di ritrovare per miracolo "un atomo di ganja" quando hai a malapena 20 anni?


“Un brindisi a quel meteo che col tempo ci migliora”


Secondo me è un modo per dire che con il tempo che passa impariamo ad apprezzare di più le belle giornate di sole, ma potrei sbagliarmi. Però, guarda caso, più si invecchia più si parla volentieri del meteo.

Ora dovreste sentire meglio quel trapano da dentista. Dovreste sentire anche delle voci, verosimilmente degli amici di Maggio. Potrebbero essere una rappresentazione dei ricordi che gli affollano la mente o semplicemente di tutto ciò di cui è grato in questa vita.

le parole dell'artista

le parole dell'artista

le parole dell'artista

Siccome Maggio è un king, gli ho chiesto di dirmi qualcosa su questa canzone e lui mi ha scritto questo:


“Ho scritto AGLI EVENTI nell’arco di due, tre o quattro mesi, ad oggi non ricordo bene. Sono certo che le prime barre mi siano venute in mente a Dicembre del 2022, mentre ero a Roma. Mi ero immaginato Ngawa in uno dei primi periodi in cui uscivamo, in un contesto che mi risultava veritiero nonostante non potessi collocarlo in nessuna parte dello spazio e del tempo. Era un’immagine forte e cinematografica e volevo darle un seguito che fosse sulla stessa linea, per cui ho capito, specie dopo aver sentito il beat che Danilo (Dalila) mi aveva mandato qualche tempo prima in una demo su whatsapp. Dato che in quel periodo stavo percependo la fretta come un modo per fare le cose peggio, mi ero promesso di scrivere e riscrivere le parti ogni volta che volevo, così feci quest’esercizio per mesi. Arrivai a un punto in cui la prima strofa mi creava più problemi della seconda, che invece era uscita come volevo senza troppi fronzoli.


Dovevo parlare dei miei amici e volevo farlo dando risalto a un tot di particolari per ognuno di loro. Particolari che devi averli vissuti per poterne percepire l’essenza, quasi a tenerli nascosti in piena vista giusto per il gusto di parlare in codice come si faceva da bambini.

Sono orgoglioso della prima strofa tanto quanto della seconda e del ritornello.


Sono orgoglioso del pezzo in sé e di chi mi ha aiutato a farlo, cioè Danilo, Giumo, Drew Seele, Tanca e Iulian.

Da ascoltatore però la prima strofa mi rende fiero perché rispetta tutti i canoni di apprezzamento che ho, e so quanto tempo ci ho messo per farla quadrare così, cancellando intere quartine per riprovare e riprovare fino a che le cose che dicevo io, entrassero nella misura che dicevo io, con l’interpretazione che volevo io. Sono certo che ci siano testi che sono figli di un momento presente, come testi che hanno bisogno di comprensione e di giorni che passano affinché possano risolversi davvero. Questo fa parte chiaramente della seconda categoria.”

Siccome Maggio è un king, gli ho chiesto di dirmi qualcosa su questa canzone e lui mi ha scritto questo:


“Ho scritto AGLI EVENTI nell’arco di due, tre o quattro mesi, ad oggi non ricordo bene. Sono certo che le prime barre mi siano venute in mente a Dicembre del 2022, mentre ero a Roma. Mi ero immaginato Ngawa in uno dei primi periodi in cui uscivamo, in un contesto che mi risultava veritiero nonostante non potessi collocarlo in nessuna parte dello spazio e del tempo. Era un’immagine forte e cinematografica e volevo darle un seguito che fosse sulla stessa linea, per cui ho capito, specie dopo aver sentito il beat che Danilo (Dalila) mi aveva mandato qualche tempo prima in una demo su whatsapp. Dato che in quel periodo stavo percependo la fretta come un modo per fare le cose peggio, mi ero promesso di scrivere e riscrivere le parti ogni volta che volevo, così feci quest’esercizio per mesi. Arrivai a un punto in cui la prima strofa mi creava più problemi della seconda, che invece era uscita come volevo senza troppi fronzoli.


Dovevo parlare dei miei amici e volevo farlo dando risalto a un tot di particolari per ognuno di loro. Particolari che devi averli vissuti per poterne percepire l’essenza, quasi a tenerli nascosti in piena vista giusto per il gusto di parlare in codice come si faceva da bambini.

Sono orgoglioso della prima strofa tanto quanto della seconda e del ritornello.


Sono orgoglioso del pezzo in sé e di chi mi ha aiutato a farlo, cioè Danilo, Giumo, Drew Seele, Tanca e Iulian.

Da ascoltatore però la prima strofa mi rende fiero perché rispetta tutti i canoni di apprezzamento che ho, e so quanto tempo ci ho messo per farla quadrare così, cancellando intere quartine per riprovare e riprovare fino a che le cose che dicevo io, entrassero nella misura che dicevo io, con l’interpretazione che volevo io. Sono certo che ci siano testi che sono figli di un momento presente, come testi che hanno bisogno di comprensione e di giorni che passano affinché possano risolversi davvero. Questo fa parte chiaramente della seconda categoria.”

Siccome Maggio è un king, gli ho chiesto di dirmi qualcosa su questa canzone e lui mi ha scritto questo:


“Ho scritto AGLI EVENTI nell’arco di due, tre o quattro mesi, ad oggi non ricordo bene. Sono certo che le prime barre mi siano venute in mente a Dicembre del 2022, mentre ero a Roma. Mi ero immaginato Ngawa in uno dei primi periodi in cui uscivamo, in un contesto che mi risultava veritiero nonostante non potessi collocarlo in nessuna parte dello spazio e del tempo. Era un’immagine forte e cinematografica e volevo darle un seguito che fosse sulla stessa linea, per cui ho capito, specie dopo aver sentito il beat che Danilo (Dalila) mi aveva mandato qualche tempo prima in una demo su whatsapp. Dato che in quel periodo stavo percependo la fretta come un modo per fare le cose peggio, mi ero promesso di scrivere e riscrivere le parti ogni volta che volevo, così feci quest’esercizio per mesi. Arrivai a un punto in cui la prima strofa mi creava più problemi della seconda, che invece era uscita come volevo senza troppi fronzoli.


Dovevo parlare dei miei amici e volevo farlo dando risalto a un tot di particolari per ognuno di loro. Particolari che devi averli vissuti per poterne percepire l’essenza, quasi a tenerli nascosti in piena vista giusto per il gusto di parlare in codice come si faceva da bambini.

Sono orgoglioso della prima strofa tanto quanto della seconda e del ritornello.


Sono orgoglioso del pezzo in sé e di chi mi ha aiutato a farlo, cioè Danilo, Giumo, Drew Seele, Tanca e Iulian.

Da ascoltatore però la prima strofa mi rende fiero perché rispetta tutti i canoni di apprezzamento che ho, e so quanto tempo ci ho messo per farla quadrare così, cancellando intere quartine per riprovare e riprovare fino a che le cose che dicevo io, entrassero nella misura che dicevo io, con l’interpretazione che volevo io. Sono certo che ci siano testi che sono figli di un momento presente, come testi che hanno bisogno di comprensione e di giorni che passano affinché possano risolversi davvero. Questo fa parte chiaramente della seconda categoria.”

Un abbraccio,

Edo


Un abbraccio,

Edo


Un abbraccio,

Edo