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22 DICEMBRE

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ADVENT SOUNDTRACK

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ADVENT SOUNDTRACK

DI EDOARDO TRUTTERO

DI EDOARDO TRUTTERO

DI EDOARDO TRUTTERO

Ciao a tutti e tutte, questa è Advent Soundtrack 2025, la seconda edizione del mio esperimento.

Ogni giorno, fino a Natale, vi consiglierò una canzone con annessa qualche mia riflessione.

Ciao a tutti e tutte, questa è Advent Soundtrack 2025, la seconda edizione del mio esperimento.

Ogni giorno, fino a Natale, vi consiglierò una canzone con annessa qualche mia riflessione.

Ciao a tutti e tutte, questa è Advent Soundtrack 2025, la seconda edizione del mio esperimento.

Ogni giorno, fino a Natale, vi consiglierò una canzone con annessa qualche mia riflessione.

per qualcosa o qualcuno

per qualcosa o qualcuno

per qualcosa o qualcuno

giallorenzo

giallorenzo

giallorenzo

Con quella di oggi entriamo nella mia top 3 delle canzoni uscite quest’anno. 


Se con i Fine Before You Came capisco perché, nonostante io li consigli a tutti, nessuno poi se li vada ad ascoltare, con i Giallorenzo non capisco. Sono semplicemente una delle band più forti che abbiamo in Italia.


Quindi se vi piace la canzone, ma anche se non vi piace, fatemi questo regalo e andate ad ascoltare almeno un’altra loro canzone.

In questo disco tutti i componenti della band hanno scritto almeno una canzone. Questa è scritta dal cantante, che ha anche un progetto solista di nome Montag.


Come tutte le loro canzoni, è difficile che siano didascaliche, il senso lo vai a trovare un po’ tu in base al tuo vissuto. Sarà che quest’anno ho fatto 4 mesi da disoccupato che sono stati fra i peggiori della mia vita, durante i quali è uscito proprio questo disco, ma questo brano mi ha colpito in particolare per passaggi come questo:


“Riguarda le fatture

Telefona tua madre

Controlla se hai pagato

Quello che c'è da pagare

E trova il tempo per te

E per capire che mestiere vuoi fare”


Io non so come abbiano fatto le persone anziane ad accettare questo loro destino. In cui ci sono 3000 cose da fare, da ricordare, da pagare. Nel mezzo di tutto questo, dobbiamo pure trovare del tempo per noi, per chiederci se stiamo andando nella direzione giusta e capire che cosa vogliamo fare per i prossimi 40-50 anni. Come se fosse qualcosa che poi ci definisse in quanto persone, ma non è detto che fare la stessa cosa per così tanto tempo possa dirci qualcosa veramente su di noi. 


Come fai a capire che mestiere vuoi fare se non hai il tempo di provarli tutti o se quelli che vorresti fare sai che non ti possono dare da mangiare? Non ho tempo di sbagliare, se commetto la scelta sbagliata rischio di trovarmi imprigionato in una routine da incubo. Se invece mi accorgo di aver sbagliato e torno sui miei passi, rischio di buttare un sacco di tempo della mia unica vita e trovarmi in ritardo rispetto a tutti i miei coetanei, ma lo stesso con i contributi da versare. Allontanando così ulteriormente l’orizzonte della pensione che sembra già irraggiungibile.

Nel ritornello viene detta una grande verità. Più di una in realtà, ma tutte con più o meno lo stesso significato:

“Nessuno è fatto

Per qualcosa o qualcuno

O per dormire

Tutta la vita da solo

E non importa

Quello che ci raccontiamo ogni giorno”


Non si nasce destinati a fare qualcosa o per stare con qualcuno. Così come non si nasce destinati a rimanere soli. Non è importante tutto ciò che ci raccontiamo tra di noi. Ognuno trova la sua strada mentre la percorre, ma potrebbe anche percorrerla senza sapere di averla trovata o senza trovarla mai. 


“Poi pur di non guardarsi

Fissare nelle mani

La piega da seguire

La rotta fino a qua

E non capire dov'è che va”


Pur di non guardarsi allo specchio e guardare in faccia la realtà, spesso troviamo gli alibi più assurdi e le spiegazioni meno razionali che esistano. Diciamo che se siamo in questa situazione è perché eravamo destinati così, che è solo sfortuna, anche se in realtà potrebbe non essere così. La piega della mano la interpreto come la linea della vita che leggono gli indovini, che guarda caso dicono un sacco di balle. Così, guardando quella linea, ci convinciamo di aver seguito la rotta del nostro destino fino a qua, piuttosto che guardare in faccia la realtà. Tutto ciò senza capire dove andremo a finire, sentendoci impotenti di cambiare il nostro destino.


“Io sono stato al gioco

Ho fatto tutto benе

Ma dentro cresce il dubbio

Chе sembra quasi il cuore”


Anche se riusciamo a fare tutto ciò che la società ci impone, non sgarriamo mai, siamo puntuali, non facciamo torti a nessuno, comunque il dubbio di star sbagliando tutto dentro crescerà. Finché questo dubbio non sembrerà il cuore, ovvero il motore della nostra vita. Continuare a chiedersi che senso ha tutto ciò che facciamo e che ci viene chiesto di fare.


“Io resto alto così

E non mi sembra di riuscire a cambiare”


Questo è il mio passaggio preferito della canzone. Per chi non lo sapesse Pietro Raimondi, il cantante e l’autore di questo pezzo, non è esattamente il primo a sapere quando piove. Il suo essere piuttosto basso è una di quelle cose che dobbiamo accettare. Uno di quei limiti fisici che non possiamo cambiare, ma che spesso rischiamo di accomunarli con altre cose che ci accadono. È chiaro che se si tratta di genetica, certe cose non le possiamo cambiare, ma i nostri comportamenti, per quanto difficile sia, possiamo cambiarli. Su ciò che facciamo, abbiamo potere di scelta. Dirci che siamo fatti così e che non possiamo cambiare è una bugia, anche se ci sembra di cadere sempre sulle stesse cose e superarle ci sembra impossibile.


Questa canzone non mi era neanche piaciuta così tanto, quando l’avevo sentita le prime volte. Però poi quando l’ho sentita suonata dal vivo con il cantante che cantava con un dolore nella voce quasi palpabile queste ultime due frasi, ho capito tutto il senso del pezzo. Così l’ho ascoltato subito il giorno dopo e mi ha accompagnato per il resto dell’anno.


Come al solito, ma oggi in particolare visto che è una delle mie 3 canzoni preferite del 2025, spero che possa piacervi. 


I Giallorenzo oltre ad essere dei grandi artisti sono anche delle grandi persone. Infatti mi hanno mandato un messaggio vocale in cui Montag mi spiega un po' cosa lo ha spinto a scrivere questa canzone. Qui trovate la trascrizione.

Con quella di oggi entriamo nella mia top 3 delle canzoni uscite quest’anno. 


Se con i Fine Before You Came capisco perché, nonostante io li consigli a tutti, nessuno poi se li vada ad ascoltare, con i Giallorenzo non capisco. Sono semplicemente una delle band più forti che abbiamo in Italia.


Quindi se vi piace la canzone, ma anche se non vi piace, fatemi questo regalo e andate ad ascoltare almeno un’altra loro canzone.

In questo disco tutti i componenti della band hanno scritto almeno una canzone. Questa è scritta dal cantante, che ha anche un progetto solista di nome Montag.


Come tutte le loro canzoni, è difficile che siano didascaliche, il senso lo vai a trovare un po’ tu in base al tuo vissuto. Sarà che quest’anno ho fatto 4 mesi da disoccupato che sono stati fra i peggiori della mia vita, durante i quali è uscito proprio questo disco, ma questo brano mi ha colpito in particolare per passaggi come questo:


“Riguarda le fatture

Telefona tua madre

Controlla se hai pagato

Quello che c'è da pagare

E trova il tempo per te

E per capire che mestiere vuoi fare”


Io non so come abbiano fatto le persone anziane ad accettare questo loro destino. In cui ci sono 3000 cose da fare, da ricordare, da pagare. Nel mezzo di tutto questo, dobbiamo pure trovare del tempo per noi, per chiederci se stiamo andando nella direzione giusta e capire che cosa vogliamo fare per i prossimi 40-50 anni. Come se fosse qualcosa che poi ci definisse in quanto persone, ma non è detto che fare la stessa cosa per così tanto tempo possa dirci qualcosa veramente su di noi. 


Come fai a capire che mestiere vuoi fare se non hai il tempo di provarli tutti o se quelli che vorresti fare sai che non ti possono dare da mangiare? Non ho tempo di sbagliare, se commetto la scelta sbagliata rischio di trovarmi imprigionato in una routine da incubo. Se invece mi accorgo di aver sbagliato e torno sui miei passi, rischio di buttare un sacco di tempo della mia unica vita e trovarmi in ritardo rispetto a tutti i miei coetanei, ma lo stesso con i contributi da versare. Allontanando così ulteriormente l’orizzonte della pensione che sembra già irraggiungibile.

Nel ritornello viene detta una grande verità. Più di una in realtà, ma tutte con più o meno lo stesso significato:

“Nessuno è fatto

Per qualcosa o qualcuno

O per dormire

Tutta la vita da solo

E non importa

Quello che ci raccontiamo ogni giorno”


Non si nasce destinati a fare qualcosa o per stare con qualcuno. Così come non si nasce destinati a rimanere soli. Non è importante tutto ciò che ci raccontiamo tra di noi. Ognuno trova la sua strada mentre la percorre, ma potrebbe anche percorrerla senza sapere di averla trovata o senza trovarla mai. 


“Poi pur di non guardarsi

Fissare nelle mani

La piega da seguire

La rotta fino a qua

E non capire dov'è che va”


Pur di non guardarsi allo specchio e guardare in faccia la realtà, spesso troviamo gli alibi più assurdi e le spiegazioni meno razionali che esistano. Diciamo che se siamo in questa situazione è perché eravamo destinati così, che è solo sfortuna, anche se in realtà potrebbe non essere così. La piega della mano la interpreto come la linea della vita che leggono gli indovini, che guarda caso dicono un sacco di balle. Così, guardando quella linea, ci convinciamo di aver seguito la rotta del nostro destino fino a qua, piuttosto che guardare in faccia la realtà. Tutto ciò senza capire dove andremo a finire, sentendoci impotenti di cambiare il nostro destino.


“Io sono stato al gioco

Ho fatto tutto benе

Ma dentro cresce il dubbio

Chе sembra quasi il cuore”


Anche se riusciamo a fare tutto ciò che la società ci impone, non sgarriamo mai, siamo puntuali, non facciamo torti a nessuno, comunque il dubbio di star sbagliando tutto dentro crescerà. Finché questo dubbio non sembrerà il cuore, ovvero il motore della nostra vita. Continuare a chiedersi che senso ha tutto ciò che facciamo e che ci viene chiesto di fare.


“Io resto alto così

E non mi sembra di riuscire a cambiare”


Questo è il mio passaggio preferito della canzone. Per chi non lo sapesse Pietro Raimondi, il cantante e l’autore di questo pezzo, non è esattamente il primo a sapere quando piove. Il suo essere piuttosto basso è una di quelle cose che dobbiamo accettare. Uno di quei limiti fisici che non possiamo cambiare, ma che spesso rischiamo di accomunarli con altre cose che ci accadono. È chiaro che se si tratta di genetica, certe cose non le possiamo cambiare, ma i nostri comportamenti, per quanto difficile sia, possiamo cambiarli. Su ciò che facciamo, abbiamo potere di scelta. Dirci che siamo fatti così e che non possiamo cambiare è una bugia, anche se ci sembra di cadere sempre sulle stesse cose e superarle ci sembra impossibile.


Questa canzone non mi era neanche piaciuta così tanto, quando l’avevo sentita le prime volte. Però poi quando l’ho sentita suonata dal vivo con il cantante che cantava con un dolore nella voce quasi palpabile queste ultime due frasi, ho capito tutto il senso del pezzo. Così l’ho ascoltato subito il giorno dopo e mi ha accompagnato per il resto dell’anno.


Come al solito, ma oggi in particolare visto che è una delle mie 3 canzoni preferite del 2025, spero che possa piacervi. 


I Giallorenzo oltre ad essere dei grandi artisti sono anche delle grandi persone. Infatti mi hanno mandato un messaggio vocale in cui Montag mi spiega un po' cosa lo ha spinto a scrivere questa canzone. Qui trovate la trascrizione.

Con quella di oggi entriamo nella mia top 3 delle canzoni uscite quest’anno. 


Se con i Fine Before You Came capisco perché, nonostante io li consigli a tutti, nessuno poi se li vada ad ascoltare, con i Giallorenzo non capisco. Sono semplicemente una delle band più forti che abbiamo in Italia.


Quindi se vi piace la canzone, ma anche se non vi piace, fatemi questo regalo e andate ad ascoltare almeno un’altra loro canzone.

In questo disco tutti i componenti della band hanno scritto almeno una canzone. Questa è scritta dal cantante, che ha anche un progetto solista di nome Montag.


Come tutte le loro canzoni, è difficile che siano didascaliche, il senso lo vai a trovare un po’ tu in base al tuo vissuto. Sarà che quest’anno ho fatto 4 mesi da disoccupato che sono stati fra i peggiori della mia vita, durante i quali è uscito proprio questo disco, ma questo brano mi ha colpito in particolare per passaggi come questo:


“Riguarda le fatture

Telefona tua madre

Controlla se hai pagato

Quello che c'è da pagare

E trova il tempo per te

E per capire che mestiere vuoi fare”


Io non so come abbiano fatto le persone anziane ad accettare questo loro destino. In cui ci sono 3000 cose da fare, da ricordare, da pagare. Nel mezzo di tutto questo, dobbiamo pure trovare del tempo per noi, per chiederci se stiamo andando nella direzione giusta e capire che cosa vogliamo fare per i prossimi 40-50 anni. Come se fosse qualcosa che poi ci definisse in quanto persone, ma non è detto che fare la stessa cosa per così tanto tempo possa dirci qualcosa veramente su di noi. 


Come fai a capire che mestiere vuoi fare se non hai il tempo di provarli tutti o se quelli che vorresti fare sai che non ti possono dare da mangiare? Non ho tempo di sbagliare, se commetto la scelta sbagliata rischio di trovarmi imprigionato in una routine da incubo. Se invece mi accorgo di aver sbagliato e torno sui miei passi, rischio di buttare un sacco di tempo della mia unica vita e trovarmi in ritardo rispetto a tutti i miei coetanei, ma lo stesso con i contributi da versare. Allontanando così ulteriormente l’orizzonte della pensione che sembra già irraggiungibile.

Nel ritornello viene detta una grande verità. Più di una in realtà, ma tutte con più o meno lo stesso significato:

“Nessuno è fatto

Per qualcosa o qualcuno

O per dormire

Tutta la vita da solo

E non importa

Quello che ci raccontiamo ogni giorno”


Non si nasce destinati a fare qualcosa o per stare con qualcuno. Così come non si nasce destinati a rimanere soli. Non è importante tutto ciò che ci raccontiamo tra di noi. Ognuno trova la sua strada mentre la percorre, ma potrebbe anche percorrerla senza sapere di averla trovata o senza trovarla mai. 


“Poi pur di non guardarsi

Fissare nelle mani

La piega da seguire

La rotta fino a qua

E non capire dov'è che va”


Pur di non guardarsi allo specchio e guardare in faccia la realtà, spesso troviamo gli alibi più assurdi e le spiegazioni meno razionali che esistano. Diciamo che se siamo in questa situazione è perché eravamo destinati così, che è solo sfortuna, anche se in realtà potrebbe non essere così. La piega della mano la interpreto come la linea della vita che leggono gli indovini, che guarda caso dicono un sacco di balle. Così, guardando quella linea, ci convinciamo di aver seguito la rotta del nostro destino fino a qua, piuttosto che guardare in faccia la realtà. Tutto ciò senza capire dove andremo a finire, sentendoci impotenti di cambiare il nostro destino.


“Io sono stato al gioco

Ho fatto tutto benе

Ma dentro cresce il dubbio

Chе sembra quasi il cuore”


Anche se riusciamo a fare tutto ciò che la società ci impone, non sgarriamo mai, siamo puntuali, non facciamo torti a nessuno, comunque il dubbio di star sbagliando tutto dentro crescerà. Finché questo dubbio non sembrerà il cuore, ovvero il motore della nostra vita. Continuare a chiedersi che senso ha tutto ciò che facciamo e che ci viene chiesto di fare.


“Io resto alto così

E non mi sembra di riuscire a cambiare”


Questo è il mio passaggio preferito della canzone. Per chi non lo sapesse Pietro Raimondi, il cantante e l’autore di questo pezzo, non è esattamente il primo a sapere quando piove. Il suo essere piuttosto basso è una di quelle cose che dobbiamo accettare. Uno di quei limiti fisici che non possiamo cambiare, ma che spesso rischiamo di accomunarli con altre cose che ci accadono. È chiaro che se si tratta di genetica, certe cose non le possiamo cambiare, ma i nostri comportamenti, per quanto difficile sia, possiamo cambiarli. Su ciò che facciamo, abbiamo potere di scelta. Dirci che siamo fatti così e che non possiamo cambiare è una bugia, anche se ci sembra di cadere sempre sulle stesse cose e superarle ci sembra impossibile.


Questa canzone non mi era neanche piaciuta così tanto, quando l’avevo sentita le prime volte. Però poi quando l’ho sentita suonata dal vivo con il cantante che cantava con un dolore nella voce quasi palpabile queste ultime due frasi, ho capito tutto il senso del pezzo. Così l’ho ascoltato subito il giorno dopo e mi ha accompagnato per il resto dell’anno.


Come al solito, ma oggi in particolare visto che è una delle mie 3 canzoni preferite del 2025, spero che possa piacervi. 


I Giallorenzo oltre ad essere dei grandi artisti sono anche delle grandi persone. Infatti mi hanno mandato un messaggio vocale in cui Montag mi spiega un po' cosa lo ha spinto a scrivere questa canzone. Qui trovate la trascrizione.

le parole dell'artista

le parole dell'artista

le parole dell'artista

Eccoci Edo! Per qualcosa qualcuno è una delle canzoni di cui vado più fiero nella mia vita perché l'ho scritta senza aspettative. Semplicemente senteno dentro una discontinuità tra le cose che vivevo e le cose che che per cui pensavo di vivere. Quindi la associo dei momenti di sorda fatica, di cieca fatica, perché in qualche modo non non sapevo neanche bene quando l'ho scritta che cosa mi stesse dando fastidio, ma un po' questo era il punto.


E nulla credo che sia una canzone che parla proprio del fatto che non siamo destinati a farci definire dal rapporto con gli altri. Non c'è nessun rapporto tra tutti i rapporti che viviamo che può dire chi siamo, ma allo stesso tempo neanche la nostra solitudine può dire chi siamo. Quindi in qualche modo la morale che ne si può trarre è quella del dell'irriducibilità del fatto che siamo qualcosa di irriducibile e che la relazionalità non si esaurisce in una forma destinale come tante volte la pensiamo, ma è continuamente in gioco e continuamente viva e ci riguarda anche quando siamo da soli.

Eccoci Edo! Per qualcosa qualcuno è una delle canzoni di cui vado più fiero nella mia vita perché l'ho scritta senza aspettative. Semplicemente senteno dentro una discontinuità tra le cose che vivevo e le cose che che per cui pensavo di vivere. Quindi la associo dei momenti di sorda fatica, di cieca fatica, perché in qualche modo non non sapevo neanche bene quando l'ho scritta che cosa mi stesse dando fastidio, ma un po' questo era il punto.


E nulla credo che sia una canzone che parla proprio del fatto che non siamo destinati a farci definire dal rapporto con gli altri. Non c'è nessun rapporto tra tutti i rapporti che viviamo che può dire chi siamo, ma allo stesso tempo neanche la nostra solitudine può dire chi siamo. Quindi in qualche modo la morale che ne si può trarre è quella del dell'irriducibilità del fatto che siamo qualcosa di irriducibile e che la relazionalità non si esaurisce in una forma destinale come tante volte la pensiamo, ma è continuamente in gioco e continuamente viva e ci riguarda anche quando siamo da soli.

Eccoci Edo! Per qualcosa qualcuno è una delle canzoni di cui vado più fiero nella mia vita perché l'ho scritta senza aspettative. Semplicemente senteno dentro una discontinuità tra le cose che vivevo e le cose che che per cui pensavo di vivere. Quindi la associo dei momenti di sorda fatica, di cieca fatica, perché in qualche modo non non sapevo neanche bene quando l'ho scritta che cosa mi stesse dando fastidio, ma un po' questo era il punto.


E nulla credo che sia una canzone che parla proprio del fatto che non siamo destinati a farci definire dal rapporto con gli altri. Non c'è nessun rapporto tra tutti i rapporti che viviamo che può dire chi siamo, ma allo stesso tempo neanche la nostra solitudine può dire chi siamo. Quindi in qualche modo la morale che ne si può trarre è quella del dell'irriducibilità del fatto che siamo qualcosa di irriducibile e che la relazionalità non si esaurisce in una forma destinale come tante volte la pensiamo, ma è continuamente in gioco e continuamente viva e ci riguarda anche quando siamo da soli.

Un abbraccio,

Edo


Un abbraccio,

Edo


Un abbraccio,

Edo