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7 DICEMBRE

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ADVENT SOUNDTRACK

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DI EDOARDO TRUTTERO

DI EDOARDO TRUTTERO

DI EDOARDO TRUTTERO

Ciao a tutti e tutte, questa è Advent Soundtrack 2025, la seconda edizione del mio esperimento.

Ogni giorno, fino a Natale, vi consiglierò una canzone con annessa qualche mia riflessione.

Ciao a tutti e tutte, questa è Advent Soundtrack 2025, la seconda edizione del mio esperimento.

Ogni giorno, fino a Natale, vi consiglierò una canzone con annessa qualche mia riflessione.

Ciao a tutti e tutte, questa è Advent Soundtrack 2025, la seconda edizione del mio esperimento.

Ogni giorno, fino a Natale, vi consiglierò una canzone con annessa qualche mia riflessione.

L’anno scorso vi consigliai un brano con lo stesso titolo, ma con un mood decisamente diverso. Quest’anno invece che il brano strappamutande di Dijon, abbiamo i Messa. Una band italiana che però, complice anche il fatto che cantino in inglese, hanno un discreto successo internazionale. Infatti, non mi hanno risposto quando gli ho chiesto di dirmi qualcosa su questa canzone. Ma non fa niente, non me la sono legata al dito. No, no.


Non sono bravo a capire che genere sia una canzone e lo sapete, su Genius tale “betyarbob”, (un utente con falce e martello come propic) sulla musica dei Messa dice questo:


“...they themselves often describe as “Scarlet Doom”: An unholy mixture of Occult Doom Metal, Ambient Drone Metal and Blues-heavy Hard Rock with strong influences from Southern Gothic Rock and even some hints of Jazz.”


Non me la sento di contraddire un compagno, ma sembra il modo in cui descrivo le mie cene svuota frigo quando sono al telefono con i miei. 

A parte le cazzate, il brano è una bomba e c’è effettivamente praticamente tutto quello che leggete qua sopra. 


Il pezzo si apre con un intro strumentale piuttosto aggressiva, per poi alleggerirsi con le prime parole cantate. Si percepisce però comunque della tensione latente, pronta ad esplodere.


Ci sono due strofe prima del ritornello e il tema mi sembra che sia la perdita di lucidità e di amor proprio. Probabilmente dovuto a qualcosa di brutto o semplicemente perché l’anima è corrosa da questo mondo crudele. Entrambe queste due strofe si concludono con delle frasi piuttosto pesanti se pensate fuori dal contesto della canzone:


“I'm trapped like a wasp in a beer glass

Don't even know myself anymore”


e


“I'm trapped inside a nice velvet, blue dress

Don't even love myself anymore”


Questa canzone potrebbe parlare di disillusione, di depressione, di mancanza di sicurezza o di autostima. Il bello dell’arte è che poi ognuno ci proietta dentro il suo vissuto per comprenderla, finendo poi per creare anche dei significati nuovi e personali, anche non previsti dall’autore.


“All my monsters

Ready to feed

Coming over

Eating my heart

Coming over

Eating my heart”


Questi mostri, che ovviamente sono da interpretare non letteralmente come dei mostri, me li immagino come gli squali bianchi che possono “fiutare” una goccia di sangue nel mare. Pronti a mangiarti da dentro appena sentono un minimo cedimento. 


Mentre ascoltavo una puntata di un podcast, uno degli host ha detto che nessuno ha idea di quello che sta facendo nella vita, c’è solo chi riesce a nasconderlo bene e chi no. Devo dire che un po’ a questa cosa ci credo e il non sapere cosa fare è una sensazione che aumenta più passa il tempo, costruendo così un castello di carte fragilissimo di abitudini e soluzioni temporanee. Al primo segnale di cedimento di questa impalcatura, ecco che i miei mostri si svegliano e sono pronti a mangiarmi il cuore. Spero che per voi non sia così, ma credo che in misure diverse sia un sentimento che abbiamo tutti.


“They're feasting with no excеption

Corpses here, fragilе as rice paper

I wonder how, how all this could happen

Don't even look at myself anymore

Veil lifting with my rejection

Golden beast of anger repressing

And I'm captive like a ghost in my own flesh

Don't even cope with myself anymore”


Potrebbe essere anche se si stia parlando dal punto di vista di un omicida, di un cannibale o di qualcuno che fa qualcosa di terribile con regolarità, senza riuscire a controllarsi, senza riuscire a guardarsi più allo specchio. 

Io preferisco la versione dei demoni interiori che ti divorano sempre di più e senza alcun ritegno. Ma le due cose potrebbero essere anche collegate in qualche modo. Una cosa potrebbe essere la conseguenza dell’altra.


Dopo il secondo ritornello c’è un intermezzo strumentale, non so i nomi tecnici scusate, su Genius è segnato come Instrumental Break

In questo instrumental break succede un po’ di tutto. Passiamo dall’atmosfera da messa nera del ritornello a quella di un jazz club di giovedì sera. Sempre fiutando però che a un certo punto si tornerà a picchiare forte sulla batteria e a gridare di mostri che ci mangiano il cuore. Specialmente dopo il sesto minuto sentiamo che, prima la chitarra, poi la batteria, ci preparano al gran finale. Gran finale composto da un assolo di chitarra e dall’ultimo ritornello.


Questo cambio di generi, di atmosfere, di mood, lo interpreto un po’ come una lotta fra noi e i mostri di cui sopra. In alcuni momenti riusciamo a domarli, ma ad un certo punto loro prenderanno di nuovo il sopravvento, mangiando da dentro quel che resta di noi.

L’anno scorso vi consigliai un brano con lo stesso titolo, ma con un mood decisamente diverso. Quest’anno invece che il brano strappamutande di Dijon, abbiamo i Messa. Una band italiana che però, complice anche il fatto che cantino in inglese, hanno un discreto successo internazionale. Infatti, non mi hanno risposto quando gli ho chiesto di dirmi qualcosa su questa canzone. Ma non fa niente, non me la sono legata al dito. No, no.


Non sono bravo a capire che genere sia una canzone e lo sapete, su Genius tale “betyarbob”, (un utente con falce e martello come propic) sulla musica dei Messa dice questo:


“...they themselves often describe as “Scarlet Doom”: An unholy mixture of Occult Doom Metal, Ambient Drone Metal and Blues-heavy Hard Rock with strong influences from Southern Gothic Rock and even some hints of Jazz.”


Non me la sento di contraddire un compagno, ma sembra il modo in cui descrivo le mie cene svuota frigo quando sono al telefono con i miei. 

A parte le cazzate, il brano è una bomba e c’è effettivamente praticamente tutto quello che leggete qua sopra. 


Il pezzo si apre con un intro strumentale piuttosto aggressiva, per poi alleggerirsi con le prime parole cantate. Si percepisce però comunque della tensione latente, pronta ad esplodere.


Ci sono due strofe prima del ritornello e il tema mi sembra che sia la perdita di lucidità e di amor proprio. Probabilmente dovuto a qualcosa di brutto o semplicemente perché l’anima è corrosa da questo mondo crudele. Entrambe queste due strofe si concludono con delle frasi piuttosto pesanti se pensate fuori dal contesto della canzone:


“I'm trapped like a wasp in a beer glass

Don't even know myself anymore”


e


“I'm trapped inside a nice velvet, blue dress

Don't even love myself anymore”


Questa canzone potrebbe parlare di disillusione, di depressione, di mancanza di sicurezza o di autostima. Il bello dell’arte è che poi ognuno ci proietta dentro il suo vissuto per comprenderla, finendo poi per creare anche dei significati nuovi e personali, anche non previsti dall’autore.


“All my monsters

Ready to feed

Coming over

Eating my heart

Coming over

Eating my heart”


Questi mostri, che ovviamente sono da interpretare non letteralmente come dei mostri, me li immagino come gli squali bianchi che possono “fiutare” una goccia di sangue nel mare. Pronti a mangiarti da dentro appena sentono un minimo cedimento. 


Mentre ascoltavo una puntata di un podcast, uno degli host ha detto che nessuno ha idea di quello che sta facendo nella vita, c’è solo chi riesce a nasconderlo bene e chi no. Devo dire che un po’ a questa cosa ci credo e il non sapere cosa fare è una sensazione che aumenta più passa il tempo, costruendo così un castello di carte fragilissimo di abitudini e soluzioni temporanee. Al primo segnale di cedimento di questa impalcatura, ecco che i miei mostri si svegliano e sono pronti a mangiarmi il cuore. Spero che per voi non sia così, ma credo che in misure diverse sia un sentimento che abbiamo tutti.


“They're feasting with no excеption

Corpses here, fragilе as rice paper

I wonder how, how all this could happen

Don't even look at myself anymore

Veil lifting with my rejection

Golden beast of anger repressing

And I'm captive like a ghost in my own flesh

Don't even cope with myself anymore”


Potrebbe essere anche se si stia parlando dal punto di vista di un omicida, di un cannibale o di qualcuno che fa qualcosa di terribile con regolarità, senza riuscire a controllarsi, senza riuscire a guardarsi più allo specchio. 

Io preferisco la versione dei demoni interiori che ti divorano sempre di più e senza alcun ritegno. Ma le due cose potrebbero essere anche collegate in qualche modo. Una cosa potrebbe essere la conseguenza dell’altra.


Dopo il secondo ritornello c’è un intermezzo strumentale, non so i nomi tecnici scusate, su Genius è segnato come Instrumental Break

In questo instrumental break succede un po’ di tutto. Passiamo dall’atmosfera da messa nera del ritornello a quella di un jazz club di giovedì sera. Sempre fiutando però che a un certo punto si tornerà a picchiare forte sulla batteria e a gridare di mostri che ci mangiano il cuore. Specialmente dopo il sesto minuto sentiamo che, prima la chitarra, poi la batteria, ci preparano al gran finale. Gran finale composto da un assolo di chitarra e dall’ultimo ritornello.


Questo cambio di generi, di atmosfere, di mood, lo interpreto un po’ come una lotta fra noi e i mostri di cui sopra. In alcuni momenti riusciamo a domarli, ma ad un certo punto loro prenderanno di nuovo il sopravvento, mangiando da dentro quel che resta di noi.

L’anno scorso vi consigliai un brano con lo stesso titolo, ma con un mood decisamente diverso. Quest’anno invece che il brano strappamutande di Dijon, abbiamo i Messa. Una band italiana che però, complice anche il fatto che cantino in inglese, hanno un discreto successo internazionale. Infatti, non mi hanno risposto quando gli ho chiesto di dirmi qualcosa su questa canzone. Ma non fa niente, non me la sono legata al dito. No, no.


Non sono bravo a capire che genere sia una canzone e lo sapete, su Genius tale “betyarbob”, (un utente con falce e martello come propic) sulla musica dei Messa dice questo:


“...they themselves often describe as “Scarlet Doom”: An unholy mixture of Occult Doom Metal, Ambient Drone Metal and Blues-heavy Hard Rock with strong influences from Southern Gothic Rock and even some hints of Jazz.”


Non me la sento di contraddire un compagno, ma sembra il modo in cui descrivo le mie cene svuota frigo quando sono al telefono con i miei. 

A parte le cazzate, il brano è una bomba e c’è effettivamente praticamente tutto quello che leggete qua sopra. 


Il pezzo si apre con un intro strumentale piuttosto aggressiva, per poi alleggerirsi con le prime parole cantate. Si percepisce però comunque della tensione latente, pronta ad esplodere.


Ci sono due strofe prima del ritornello e il tema mi sembra che sia la perdita di lucidità e di amor proprio. Probabilmente dovuto a qualcosa di brutto o semplicemente perché l’anima è corrosa da questo mondo crudele. Entrambe queste due strofe si concludono con delle frasi piuttosto pesanti se pensate fuori dal contesto della canzone:


“I'm trapped like a wasp in a beer glass

Don't even know myself anymore”


e


“I'm trapped inside a nice velvet, blue dress

Don't even love myself anymore”


Questa canzone potrebbe parlare di disillusione, di depressione, di mancanza di sicurezza o di autostima. Il bello dell’arte è che poi ognuno ci proietta dentro il suo vissuto per comprenderla, finendo poi per creare anche dei significati nuovi e personali, anche non previsti dall’autore.


“All my monsters

Ready to feed

Coming over

Eating my heart

Coming over

Eating my heart”


Questi mostri, che ovviamente sono da interpretare non letteralmente come dei mostri, me li immagino come gli squali bianchi che possono “fiutare” una goccia di sangue nel mare. Pronti a mangiarti da dentro appena sentono un minimo cedimento. 


Mentre ascoltavo una puntata di un podcast, uno degli host ha detto che nessuno ha idea di quello che sta facendo nella vita, c’è solo chi riesce a nasconderlo bene e chi no. Devo dire che un po’ a questa cosa ci credo e il non sapere cosa fare è una sensazione che aumenta più passa il tempo, costruendo così un castello di carte fragilissimo di abitudini e soluzioni temporanee. Al primo segnale di cedimento di questa impalcatura, ecco che i miei mostri si svegliano e sono pronti a mangiarmi il cuore. Spero che per voi non sia così, ma credo che in misure diverse sia un sentimento che abbiamo tutti.


“They're feasting with no excеption

Corpses here, fragilе as rice paper

I wonder how, how all this could happen

Don't even look at myself anymore

Veil lifting with my rejection

Golden beast of anger repressing

And I'm captive like a ghost in my own flesh

Don't even cope with myself anymore”


Potrebbe essere anche se si stia parlando dal punto di vista di un omicida, di un cannibale o di qualcuno che fa qualcosa di terribile con regolarità, senza riuscire a controllarsi, senza riuscire a guardarsi più allo specchio. 

Io preferisco la versione dei demoni interiori che ti divorano sempre di più e senza alcun ritegno. Ma le due cose potrebbero essere anche collegate in qualche modo. Una cosa potrebbe essere la conseguenza dell’altra.


Dopo il secondo ritornello c’è un intermezzo strumentale, non so i nomi tecnici scusate, su Genius è segnato come Instrumental Break

In questo instrumental break succede un po’ di tutto. Passiamo dall’atmosfera da messa nera del ritornello a quella di un jazz club di giovedì sera. Sempre fiutando però che a un certo punto si tornerà a picchiare forte sulla batteria e a gridare di mostri che ci mangiano il cuore. Specialmente dopo il sesto minuto sentiamo che, prima la chitarra, poi la batteria, ci preparano al gran finale. Gran finale composto da un assolo di chitarra e dall’ultimo ritornello.


Questo cambio di generi, di atmosfere, di mood, lo interpreto un po’ come una lotta fra noi e i mostri di cui sopra. In alcuni momenti riusciamo a domarli, ma ad un certo punto loro prenderanno di nuovo il sopravvento, mangiando da dentro quel che resta di noi.

Un abbraccio,

Edo


Un abbraccio,

Edo


Un abbraccio,

Edo