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9 DICEMBRE

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ADVENT SOUNDTRACK

ADVENT SOUNDTRACK

ADVENT SOUNDTRACK

DI EDOARDO TRUTTERO

DI EDOARDO TRUTTERO

DI EDOARDO TRUTTERO

Ciao a tutti e tutte, questa è Advent Soundtrack 2025, la seconda edizione del mio esperimento.

Ogni giorno, fino a Natale, vi consiglierò una canzone con annessa qualche mia riflessione.

Ciao a tutti e tutte, questa è Advent Soundtrack 2025, la seconda edizione del mio esperimento.

Ogni giorno, fino a Natale, vi consiglierò una canzone con annessa qualche mia riflessione.

Ciao a tutti e tutte, questa è Advent Soundtrack 2025, la seconda edizione del mio esperimento.

Ogni giorno, fino a Natale, vi consiglierò una canzone con annessa qualche mia riflessione.

santa guerrilla

santa guerrilla

santa guerrilla

liffe

liffe

liffe

Due dei 5 dischi che ho ascoltato di più quest’anno sono Fare rap non è obbligatorio di Egreen e Mano Roja di Liffe e Barra1. Ero indeciso se mettere un pezzo di un disco, dell’altro o entrambi. A fine novembre Liffe ha fatto uscire questa hit e non ho avuto dubbi, mi spiace per gli altri due album, ma è questo il brano da inserire. Voi però fate i bravi e recuperate anche gli altri dischi.


Se fino a qualche anno fa, le classiche tematiche da rapper mainstream erano esattamente quello che volevo sentire, crescendo ho scoperto che la vita da adulti è veramente una merda, che il mondo è uno schifo e sarà sempre peggio. 


Questo senso di inadeguatezza che ho verso il mondo dei grandi, non pensavo che si sarebbe riflettuto sulle mie “esigenze” in fatto di rap. Egreen con gli ultimi progetti è riuscito a saziare questa mia fame di lamentele e di sofferenza condivisa. 


Da poco ha creato una sua etichetta indipendente con la quale ha lanciato diversi artisti tra cui anche Liffe e Barra1. Due ragazzi bresciani che mi hanno fatto tornare la voglia di ascoltare rap.


In questa canzone c’è quasi tutto ciò che vorrei in un pezzo rap. Punchline, fotta, critica sociale, realness e zero ritornelli.


Come per la canzone di ieri, non mi posso soffermare su ogni barra, vi riporto solo quelle che mi hanno colpito di più.


“I fratelli hanno le dita gialle

130 braccio fuori, guardo i pezzi in tange

Senza inchiostro non funziono, sono una stampante”


Come mi ha spiegato Felipe in un audio che vi riporto in coda alla mail, gli piace parlare delle persone che lo circondano. Parla di quotidianità, della sua però. I suoi amici hanno le dita gialle, potrebbe essere un riferimento ai graffiti, che poi sono gli stessi che vede dalla tangenziale con il braccio fuori dal finestrino. Ma potrebbe essere anche un modo per dire che frequenta persone che si sporcano le mani facendo lavori manuali o che hanno le dita ingiallite dai vizi. 


“Il socio sul furgone non sta comodo 

Si muore sul lavoro e se non muori sul lavoro muori povero 

Con i contratti a chiamata e il lavoro a cottimo”


Questo è forse il passaggio che mi piace di più della canzone. Ci dice che c’è questo suo amico che guida il furgone, probabilmente per lavoro e probabilmente non perché gli piaccia particolarmente fare il corriere (o qualsiasi altro lavoro faccia). Non sta comodo perché magari il furgone è scomodo, perché non è a suo agio a fare questo lavoro oppure perché deve continuamente scendere per consegnare i pacchi. 


La critica sul lavoro in questo paese è attualissima e francamente è raro sentire dichiarazioni così forti, ma allo stesso tempo così vere in un pezzo rap dell’ultimo decennio. Questo però è il tipo di cose di cui voglio sentir parlare in una canzone alla mia età. Basta con ste storie d’amore finte, basta egotrip, ho bisogno di sentirmi meno solo in questo mondo di ingiustizie e sapere che c’è qualcun altro a cui queste cose danno fastidio. 


“Non si tradisce un brother come il brother di Remo 

E quella cosa che ti ferma la si sposta di peso 

Con le birre da casa così costa di meno”


La prima di queste 3 barre è uno statement. Non si tradisce un brother come ha fatto Romolo con Remo, che per ottenere il potere ha ucciso il fratello. Non si mette la gloria personale prima del benessere delle persone a cui si vuole bene. Anzi, se c’è qualcosa che ti impedisce di vivere bene, si fa qualcosa per rimuoverla, per spostarla di peso. Magari anche solo parlandone davanti ad una birra, che però ci portiamo da casa perché costa molto meno che prenderla in un bar.


“Celerino rompe teste perché tanto ha il casco 

Da questa parte non si ride un cazzo”


Altro tema piuttosto attuale è quello della violenza perpetrata dalla polizia nei confronti dei civili. Sia che siano dei manifestanti, sia in altre occasioni. Rompere le teste perché tanto si ha il casco, la vedo anche un po’ come una metafora per tutte quelle persone che compiono delle azioni senza rendersi conto del danno che stanno recando agli altri, semplicemente perché loro hanno più strumenti per proteggersi dalle conseguenze. Chi è dalla parte di chi subisce le botte o le conseguenze di qualche altro sopruso, di certo non si diverte per niente.


“A Brescia la Madonna non è fatta d'oro 

Io sono di un'altra razza come il bombarolo 

I piedi ben connessi con il suolo”


Beh qui credo che ci sia l’essenza della musica di Liffe. A Brescia la Madonna non è fatta d’oro è come dire “non siamo uguali”, infatti poi dice che è come il bombarolo, chiaro riferimento al pezzaccio di De Andrè. Il fatto che non sia fatta d’oro indica anche provenire da un contesto con meno soldi, meno opportunità, meno attenzioni. Questa è una condizione comune un po’ a tutti i lombardi che non abitano a Milano, spesso non c’entrano nulla con chi vive nel capoluogo. Lui, in particolare, conscio di ciò che vuol dire vivere a Brescia, tiene i piedi per terra. Al contrario, un ragazzo di Milano, potrebbe essere più facilmente incline a sognare in grande.


“La storia della city è nelle crepe dei muri 

Come linee delle mani che diventano pugni quando le chiudi”


Anche qui due barre clamorose. Innanzitutto se i muri hanno delle crepe, vuol dire che sono lì da un po’. Sono la testimonianza del tempo che passa, ma anche di ciò di cui non si fa manutenzione. Quindi ci raccontano la storia della città, ma anche le scelte prese da chi ci ha vissuto. 


Poi viene fatto questo parallelismo delle linee delle mani che diventano pugni. Non so bene a che linee delle mani si riferisca, ma credo a quelle che leggono gli indovini e che ci dicono come va la salute, l’amore, la vita... 

Le crepe nei muri sono un simbolo di degrado, di qualcosa che viene trascurato e questo potrebbe farci arrabbiare e stringere i pugni e portarci a scendere in piazza per combattere insieme queste ingiustizie.


Liffe è stato gentilissimo e mi ha mandato un audio in cui mi racconta un po’ di questo pezzaccio che è anche la title track del suo primo disco da solista.

Due dei 5 dischi che ho ascoltato di più quest’anno sono Fare rap non è obbligatorio di Egreen e Mano Roja di Liffe e Barra1. Ero indeciso se mettere un pezzo di un disco, dell’altro o entrambi. A fine novembre Liffe ha fatto uscire questa hit e non ho avuto dubbi, mi spiace per gli altri due album, ma è questo il brano da inserire. Voi però fate i bravi e recuperate anche gli altri dischi.


Se fino a qualche anno fa, le classiche tematiche da rapper mainstream erano esattamente quello che volevo sentire, crescendo ho scoperto che la vita da adulti è veramente una merda, che il mondo è uno schifo e sarà sempre peggio. 


Questo senso di inadeguatezza che ho verso il mondo dei grandi, non pensavo che si sarebbe riflettuto sulle mie “esigenze” in fatto di rap. Egreen con gli ultimi progetti è riuscito a saziare questa mia fame di lamentele e di sofferenza condivisa. 


Da poco ha creato una sua etichetta indipendente con la quale ha lanciato diversi artisti tra cui anche Liffe e Barra1. Due ragazzi bresciani che mi hanno fatto tornare la voglia di ascoltare rap.


In questa canzone c’è quasi tutto ciò che vorrei in un pezzo rap. Punchline, fotta, critica sociale, realness e zero ritornelli.


Come per la canzone di ieri, non mi posso soffermare su ogni barra, vi riporto solo quelle che mi hanno colpito di più.


“I fratelli hanno le dita gialle

130 braccio fuori, guardo i pezzi in tange

Senza inchiostro non funziono, sono una stampante”


Come mi ha spiegato Felipe in un audio che vi riporto in coda alla mail, gli piace parlare delle persone che lo circondano. Parla di quotidianità, della sua però. I suoi amici hanno le dita gialle, potrebbe essere un riferimento ai graffiti, che poi sono gli stessi che vede dalla tangenziale con il braccio fuori dal finestrino. Ma potrebbe essere anche un modo per dire che frequenta persone che si sporcano le mani facendo lavori manuali o che hanno le dita ingiallite dai vizi. 


“Il socio sul furgone non sta comodo 

Si muore sul lavoro e se non muori sul lavoro muori povero 

Con i contratti a chiamata e il lavoro a cottimo”


Questo è forse il passaggio che mi piace di più della canzone. Ci dice che c’è questo suo amico che guida il furgone, probabilmente per lavoro e probabilmente non perché gli piaccia particolarmente fare il corriere (o qualsiasi altro lavoro faccia). Non sta comodo perché magari il furgone è scomodo, perché non è a suo agio a fare questo lavoro oppure perché deve continuamente scendere per consegnare i pacchi. 


La critica sul lavoro in questo paese è attualissima e francamente è raro sentire dichiarazioni così forti, ma allo stesso tempo così vere in un pezzo rap dell’ultimo decennio. Questo però è il tipo di cose di cui voglio sentir parlare in una canzone alla mia età. Basta con ste storie d’amore finte, basta egotrip, ho bisogno di sentirmi meno solo in questo mondo di ingiustizie e sapere che c’è qualcun altro a cui queste cose danno fastidio. 


“Non si tradisce un brother come il brother di Remo 

E quella cosa che ti ferma la si sposta di peso 

Con le birre da casa così costa di meno”


La prima di queste 3 barre è uno statement. Non si tradisce un brother come ha fatto Romolo con Remo, che per ottenere il potere ha ucciso il fratello. Non si mette la gloria personale prima del benessere delle persone a cui si vuole bene. Anzi, se c’è qualcosa che ti impedisce di vivere bene, si fa qualcosa per rimuoverla, per spostarla di peso. Magari anche solo parlandone davanti ad una birra, che però ci portiamo da casa perché costa molto meno che prenderla in un bar.


“Celerino rompe teste perché tanto ha il casco 

Da questa parte non si ride un cazzo”


Altro tema piuttosto attuale è quello della violenza perpetrata dalla polizia nei confronti dei civili. Sia che siano dei manifestanti, sia in altre occasioni. Rompere le teste perché tanto si ha il casco, la vedo anche un po’ come una metafora per tutte quelle persone che compiono delle azioni senza rendersi conto del danno che stanno recando agli altri, semplicemente perché loro hanno più strumenti per proteggersi dalle conseguenze. Chi è dalla parte di chi subisce le botte o le conseguenze di qualche altro sopruso, di certo non si diverte per niente.


“A Brescia la Madonna non è fatta d'oro 

Io sono di un'altra razza come il bombarolo 

I piedi ben connessi con il suolo”


Beh qui credo che ci sia l’essenza della musica di Liffe. A Brescia la Madonna non è fatta d’oro è come dire “non siamo uguali”, infatti poi dice che è come il bombarolo, chiaro riferimento al pezzaccio di De Andrè. Il fatto che non sia fatta d’oro indica anche provenire da un contesto con meno soldi, meno opportunità, meno attenzioni. Questa è una condizione comune un po’ a tutti i lombardi che non abitano a Milano, spesso non c’entrano nulla con chi vive nel capoluogo. Lui, in particolare, conscio di ciò che vuol dire vivere a Brescia, tiene i piedi per terra. Al contrario, un ragazzo di Milano, potrebbe essere più facilmente incline a sognare in grande.


“La storia della city è nelle crepe dei muri 

Come linee delle mani che diventano pugni quando le chiudi”


Anche qui due barre clamorose. Innanzitutto se i muri hanno delle crepe, vuol dire che sono lì da un po’. Sono la testimonianza del tempo che passa, ma anche di ciò di cui non si fa manutenzione. Quindi ci raccontano la storia della città, ma anche le scelte prese da chi ci ha vissuto. 


Poi viene fatto questo parallelismo delle linee delle mani che diventano pugni. Non so bene a che linee delle mani si riferisca, ma credo a quelle che leggono gli indovini e che ci dicono come va la salute, l’amore, la vita... 

Le crepe nei muri sono un simbolo di degrado, di qualcosa che viene trascurato e questo potrebbe farci arrabbiare e stringere i pugni e portarci a scendere in piazza per combattere insieme queste ingiustizie.


Liffe è stato gentilissimo e mi ha mandato un audio in cui mi racconta un po’ di questo pezzaccio che è anche la title track del suo primo disco da solista.

Due dei 5 dischi che ho ascoltato di più quest’anno sono Fare rap non è obbligatorio di Egreen e Mano Roja di Liffe e Barra1. Ero indeciso se mettere un pezzo di un disco, dell’altro o entrambi. A fine novembre Liffe ha fatto uscire questa hit e non ho avuto dubbi, mi spiace per gli altri due album, ma è questo il brano da inserire. Voi però fate i bravi e recuperate anche gli altri dischi.


Se fino a qualche anno fa, le classiche tematiche da rapper mainstream erano esattamente quello che volevo sentire, crescendo ho scoperto che la vita da adulti è veramente una merda, che il mondo è uno schifo e sarà sempre peggio. 


Questo senso di inadeguatezza che ho verso il mondo dei grandi, non pensavo che si sarebbe riflettuto sulle mie “esigenze” in fatto di rap. Egreen con gli ultimi progetti è riuscito a saziare questa mia fame di lamentele e di sofferenza condivisa. 


Da poco ha creato una sua etichetta indipendente con la quale ha lanciato diversi artisti tra cui anche Liffe e Barra1. Due ragazzi bresciani che mi hanno fatto tornare la voglia di ascoltare rap.


In questa canzone c’è quasi tutto ciò che vorrei in un pezzo rap. Punchline, fotta, critica sociale, realness e zero ritornelli.


Come per la canzone di ieri, non mi posso soffermare su ogni barra, vi riporto solo quelle che mi hanno colpito di più.


“I fratelli hanno le dita gialle

130 braccio fuori, guardo i pezzi in tange

Senza inchiostro non funziono, sono una stampante”


Come mi ha spiegato Felipe in un audio che vi riporto in coda alla mail, gli piace parlare delle persone che lo circondano. Parla di quotidianità, della sua però. I suoi amici hanno le dita gialle, potrebbe essere un riferimento ai graffiti, che poi sono gli stessi che vede dalla tangenziale con il braccio fuori dal finestrino. Ma potrebbe essere anche un modo per dire che frequenta persone che si sporcano le mani facendo lavori manuali o che hanno le dita ingiallite dai vizi. 


“Il socio sul furgone non sta comodo 

Si muore sul lavoro e se non muori sul lavoro muori povero 

Con i contratti a chiamata e il lavoro a cottimo”


Questo è forse il passaggio che mi piace di più della canzone. Ci dice che c’è questo suo amico che guida il furgone, probabilmente per lavoro e probabilmente non perché gli piaccia particolarmente fare il corriere (o qualsiasi altro lavoro faccia). Non sta comodo perché magari il furgone è scomodo, perché non è a suo agio a fare questo lavoro oppure perché deve continuamente scendere per consegnare i pacchi. 


La critica sul lavoro in questo paese è attualissima e francamente è raro sentire dichiarazioni così forti, ma allo stesso tempo così vere in un pezzo rap dell’ultimo decennio. Questo però è il tipo di cose di cui voglio sentir parlare in una canzone alla mia età. Basta con ste storie d’amore finte, basta egotrip, ho bisogno di sentirmi meno solo in questo mondo di ingiustizie e sapere che c’è qualcun altro a cui queste cose danno fastidio. 


“Non si tradisce un brother come il brother di Remo 

E quella cosa che ti ferma la si sposta di peso 

Con le birre da casa così costa di meno”


La prima di queste 3 barre è uno statement. Non si tradisce un brother come ha fatto Romolo con Remo, che per ottenere il potere ha ucciso il fratello. Non si mette la gloria personale prima del benessere delle persone a cui si vuole bene. Anzi, se c’è qualcosa che ti impedisce di vivere bene, si fa qualcosa per rimuoverla, per spostarla di peso. Magari anche solo parlandone davanti ad una birra, che però ci portiamo da casa perché costa molto meno che prenderla in un bar.


“Celerino rompe teste perché tanto ha il casco 

Da questa parte non si ride un cazzo”


Altro tema piuttosto attuale è quello della violenza perpetrata dalla polizia nei confronti dei civili. Sia che siano dei manifestanti, sia in altre occasioni. Rompere le teste perché tanto si ha il casco, la vedo anche un po’ come una metafora per tutte quelle persone che compiono delle azioni senza rendersi conto del danno che stanno recando agli altri, semplicemente perché loro hanno più strumenti per proteggersi dalle conseguenze. Chi è dalla parte di chi subisce le botte o le conseguenze di qualche altro sopruso, di certo non si diverte per niente.


“A Brescia la Madonna non è fatta d'oro 

Io sono di un'altra razza come il bombarolo 

I piedi ben connessi con il suolo”


Beh qui credo che ci sia l’essenza della musica di Liffe. A Brescia la Madonna non è fatta d’oro è come dire “non siamo uguali”, infatti poi dice che è come il bombarolo, chiaro riferimento al pezzaccio di De Andrè. Il fatto che non sia fatta d’oro indica anche provenire da un contesto con meno soldi, meno opportunità, meno attenzioni. Questa è una condizione comune un po’ a tutti i lombardi che non abitano a Milano, spesso non c’entrano nulla con chi vive nel capoluogo. Lui, in particolare, conscio di ciò che vuol dire vivere a Brescia, tiene i piedi per terra. Al contrario, un ragazzo di Milano, potrebbe essere più facilmente incline a sognare in grande.


“La storia della city è nelle crepe dei muri 

Come linee delle mani che diventano pugni quando le chiudi”


Anche qui due barre clamorose. Innanzitutto se i muri hanno delle crepe, vuol dire che sono lì da un po’. Sono la testimonianza del tempo che passa, ma anche di ciò di cui non si fa manutenzione. Quindi ci raccontano la storia della città, ma anche le scelte prese da chi ci ha vissuto. 


Poi viene fatto questo parallelismo delle linee delle mani che diventano pugni. Non so bene a che linee delle mani si riferisca, ma credo a quelle che leggono gli indovini e che ci dicono come va la salute, l’amore, la vita... 

Le crepe nei muri sono un simbolo di degrado, di qualcosa che viene trascurato e questo potrebbe farci arrabbiare e stringere i pugni e portarci a scendere in piazza per combattere insieme queste ingiustizie.


Liffe è stato gentilissimo e mi ha mandato un audio in cui mi racconta un po’ di questo pezzaccio che è anche la title track del suo primo disco da solista.

le parole dell'artista

le parole dell'artista

le parole dell'artista

Guarda fondamentalmente, Santa Guerrilla, che io pronuncio “Guerrija” perché ho origini sudamericane, è la title track del del disco Santa Guerrilla prodotto da Kolpo, distribuito da Payback.

Te lo definirei un po' come il manifesto mio, nel senso che ho approfittato della dell'occasione di riuscire a fare un disco solista per cercare di circoscrivere il progetto alle cose che mi interessava dire in quel momento. Un momento storico un po' delicato in cui mi sono venuto in mente un po' di riflessioni.  Diciamo che appunto la traccia fondamentalmente è un un po' un minestrone in realtà di idee che mi sono venute. 

A me piace molto parlare della gente che mi circonda, di come sta, dei graffiti, di tutto quello che appunto riguarda la mia quotidianità, no? Anche solo quando vado in giro “i fratelli hanno le dita gialle, centotrenta, braccio fuori guardo i pezzi in tange”. E basta, questo. 

Guarda fondamentalmente, Santa Guerrilla, che io pronuncio “Guerrija” perché ho origini sudamericane, è la title track del del disco Santa Guerrilla prodotto da Kolpo, distribuito da Payback.

Te lo definirei un po' come il manifesto mio, nel senso che ho approfittato della dell'occasione di riuscire a fare un disco solista per cercare di circoscrivere il progetto alle cose che mi interessava dire in quel momento. Un momento storico un po' delicato in cui mi sono venuto in mente un po' di riflessioni.  Diciamo che appunto la traccia fondamentalmente è un un po' un minestrone in realtà di idee che mi sono venute. 

A me piace molto parlare della gente che mi circonda, di come sta, dei graffiti, di tutto quello che appunto riguarda la mia quotidianità, no? Anche solo quando vado in giro “i fratelli hanno le dita gialle, centotrenta, braccio fuori guardo i pezzi in tange”. E basta, questo. 

Guarda fondamentalmente, Santa Guerrilla, che io pronuncio “Guerrija” perché ho origini sudamericane, è la title track del del disco Santa Guerrilla prodotto da Kolpo, distribuito da Payback.

Te lo definirei un po' come il manifesto mio, nel senso che ho approfittato della dell'occasione di riuscire a fare un disco solista per cercare di circoscrivere il progetto alle cose che mi interessava dire in quel momento. Un momento storico un po' delicato in cui mi sono venuto in mente un po' di riflessioni.  Diciamo che appunto la traccia fondamentalmente è un un po' un minestrone in realtà di idee che mi sono venute. 

A me piace molto parlare della gente che mi circonda, di come sta, dei graffiti, di tutto quello che appunto riguarda la mia quotidianità, no? Anche solo quando vado in giro “i fratelli hanno le dita gialle, centotrenta, braccio fuori guardo i pezzi in tange”. E basta, questo. 

Un abbraccio,

Edo


Un abbraccio,

Edo


Un abbraccio,

Edo