


13 DICEMBRE
13 DICEMBRE
13 DICEMBRE
ADVENT SOUNDTRACK
ADVENT SOUNDTRACK
ADVENT SOUNDTRACK
DI EDOARDO TRUTTERO
DI EDOARDO TRUTTERO
DI EDOARDO TRUTTERO
Ciao a tutti e tutte, questa è Advent Soundtrack 2025, la seconda edizione del mio esperimento.
Ogni giorno, fino a Natale, vi consiglierò una canzone con annessa qualche mia riflessione.
Ciao a tutti e tutte, questa è Advent Soundtrack 2025, la seconda edizione del mio esperimento.
Ogni giorno, fino a Natale, vi consiglierò una canzone con annessa qualche mia riflessione.
Ciao a tutti e tutte, questa è Advent Soundtrack 2025, la seconda edizione del mio esperimento.
Ogni giorno, fino a Natale, vi consiglierò una canzone con annessa qualche mia riflessione.
primavera
primavera
primavera
wow
wow
wow
Ho scoperto che questa canzone in realtà era già uscita in un’altra versione nel 2021. Non lo sapevo, perdonatemi. Il disco in cui è contenuta è uscito quest’anno però, quindi sono salvo per metà, contando che è uscita in un’altra versione.
Questa canzone, come le altre dell’album, è di un’essenzialità disarmante dal punto di vista sonoro. Un po’ come la semplicità della primavera che si riprende possesso della natura intorno a noi, senza che ce ne rendiamo conto. È un processo graduale, prima un po’ di erbacce, poi un po’ di foglie e un giorno ecco le primule e altri fiori che ci dicono che ormai l’inverno si è concluso e ricomincia con un altro ciclo.
Questa canzone, secondo me è la descrizione di questo sentimento, di ciò che si porta la gioia del rinascere dopo l’inverno, ma con la pesantezza della consapevolezza del tempo che passa e che diventa sempre più faticoso, dopo ogni inverno, riuscire a godersi la primavera.
La natura, molto spesso ci ricorda che non possiamo sfuggirle. Sia con delle piante che crescono spaccando l’asfalto, sia tramite il passare del tempo che anno dopo anno, primavera dopo primavera, ci porterà alla morte.
Ma di questo ci curiamo solo noi. Solo noi che ci rendiamo conto di essere vivi. Solo noi che siamo per noi stessi la cosa più importante di tutto l’universo, ma che per l’universo non contiamo nulla. Quindi alla fine tutto continuerà il suo ciclo, senza fermarsi ad aspettarci o a piangerci. Infatti la canzone dice:
“Che cosa importa ormai
Se il tempo passa e passerà
Senza di noi
Non cambia nulla mai
È tutta vita”
Una volta io e Giada, siamo stati fermati da un signore mentre aspettavo l’autobus. Il signore inizia a raccontarci di come i soldi della pensione siano pochi, che gli bastano solo per la spesa e per le sigarette. Sentiamo che sta arrivare un’ondata di populismo fulminante finché non ci dice “menomale che c’è la Meloni! Eh sì eh, perché le donne, hanno un altro tipo di sensibilità”.
Qualche giorno dopo, stavo guardando la puntata di Tintoria con Stefano Nazzi, il giornalista de il Post che fa Indagini. Ad un certo punto gli chiedono come mai il suo podcast, ma in generale tutte questi prodotti true crime, riscuotano un particolare successo fra le donne. E lui, che di certo non ha votato Fratelli d’Italia alle ultime elezioni, risponde come il signore alla fermata dell’autobus: “perché secondo me, le donne, hanno un altro tipo di sensibilità”.
Tutto questo per dirvi che nella canzone viene ripetuta un po’ di volte la frase “È tutta vita” e il titolo dell’ultimo album di Olly è “Tutta vita”. Spesso lo stesso concetto, lo puoi trovare in due artisti che fanno musica completamente diversa e per pubblici completamente diversi. Al netto del fatto che probabilmente intendono queste due parole in modo diverso, certe cose valgono per chiunque, aldilà di ciò che uno pensi o ha vissuto.
“Torneranno i prati
E arriva un’altra primavera
E le fioite erbacce
A invader Roma tutta intera”
Roma è il simbolo della città eterna, che ha ospitato tantissime culture alle quali sono sopravvissute sole le pietre che hanno posato.
Quando l’uomo sparirà da questo pianeta, torneranno i prati, seppellendo ogni ricordo del passaggio dell’uomo.
Davanti a tutto ciò, si può rimanere spiazzati, ma in realtà aiuta molto a ridimensionare le nostre preoccupazioni quotidiane. Spesso alcune cose ci tolgono la serenità ed il sonno, se solo riuscissimo a capire quanto è insignificante tutto ciò che facciamo nel grande disegno dell’universo, a quel punto vivremmo più sereni e con meno paura di sbagliare.
Perché in fondo, sapendo che le cose stanno così…
“Che cosa credi ormai
Di poter fare?
Se non tentare l’inimmaginabile”
I Wow sono stati gentilissimi e mi hanno detto due cosette su questa bellissima canzone. Le trovate qui sotto.
Ho scoperto che questa canzone in realtà era già uscita in un’altra versione nel 2021. Non lo sapevo, perdonatemi. Il disco in cui è contenuta è uscito quest’anno però, quindi sono salvo per metà, contando che è uscita in un’altra versione.
Questa canzone, come le altre dell’album, è di un’essenzialità disarmante dal punto di vista sonoro. Un po’ come la semplicità della primavera che si riprende possesso della natura intorno a noi, senza che ce ne rendiamo conto. È un processo graduale, prima un po’ di erbacce, poi un po’ di foglie e un giorno ecco le primule e altri fiori che ci dicono che ormai l’inverno si è concluso e ricomincia con un altro ciclo.
Questa canzone, secondo me è la descrizione di questo sentimento, di ciò che si porta la gioia del rinascere dopo l’inverno, ma con la pesantezza della consapevolezza del tempo che passa e che diventa sempre più faticoso, dopo ogni inverno, riuscire a godersi la primavera.
La natura, molto spesso ci ricorda che non possiamo sfuggirle. Sia con delle piante che crescono spaccando l’asfalto, sia tramite il passare del tempo che anno dopo anno, primavera dopo primavera, ci porterà alla morte.
Ma di questo ci curiamo solo noi. Solo noi che ci rendiamo conto di essere vivi. Solo noi che siamo per noi stessi la cosa più importante di tutto l’universo, ma che per l’universo non contiamo nulla. Quindi alla fine tutto continuerà il suo ciclo, senza fermarsi ad aspettarci o a piangerci. Infatti la canzone dice:
“Che cosa importa ormai
Se il tempo passa e passerà
Senza di noi
Non cambia nulla mai
È tutta vita”
Una volta io e Giada, siamo stati fermati da un signore mentre aspettavo l’autobus. Il signore inizia a raccontarci di come i soldi della pensione siano pochi, che gli bastano solo per la spesa e per le sigarette. Sentiamo che sta arrivare un’ondata di populismo fulminante finché non ci dice “menomale che c’è la Meloni! Eh sì eh, perché le donne, hanno un altro tipo di sensibilità”.
Qualche giorno dopo, stavo guardando la puntata di Tintoria con Stefano Nazzi, il giornalista de il Post che fa Indagini. Ad un certo punto gli chiedono come mai il suo podcast, ma in generale tutte questi prodotti true crime, riscuotano un particolare successo fra le donne. E lui, che di certo non ha votato Fratelli d’Italia alle ultime elezioni, risponde come il signore alla fermata dell’autobus: “perché secondo me, le donne, hanno un altro tipo di sensibilità”.
Tutto questo per dirvi che nella canzone viene ripetuta un po’ di volte la frase “È tutta vita” e il titolo dell’ultimo album di Olly è “Tutta vita”. Spesso lo stesso concetto, lo puoi trovare in due artisti che fanno musica completamente diversa e per pubblici completamente diversi. Al netto del fatto che probabilmente intendono queste due parole in modo diverso, certe cose valgono per chiunque, aldilà di ciò che uno pensi o ha vissuto.
“Torneranno i prati
E arriva un’altra primavera
E le fioite erbacce
A invader Roma tutta intera”
Roma è il simbolo della città eterna, che ha ospitato tantissime culture alle quali sono sopravvissute sole le pietre che hanno posato.
Quando l’uomo sparirà da questo pianeta, torneranno i prati, seppellendo ogni ricordo del passaggio dell’uomo.
Davanti a tutto ciò, si può rimanere spiazzati, ma in realtà aiuta molto a ridimensionare le nostre preoccupazioni quotidiane. Spesso alcune cose ci tolgono la serenità ed il sonno, se solo riuscissimo a capire quanto è insignificante tutto ciò che facciamo nel grande disegno dell’universo, a quel punto vivremmo più sereni e con meno paura di sbagliare.
Perché in fondo, sapendo che le cose stanno così…
“Che cosa credi ormai
Di poter fare?
Se non tentare l’inimmaginabile”
I Wow sono stati gentilissimi e mi hanno detto due cosette su questa bellissima canzone. Le trovate qui sotto.
Ho scoperto che questa canzone in realtà era già uscita in un’altra versione nel 2021. Non lo sapevo, perdonatemi. Il disco in cui è contenuta è uscito quest’anno però, quindi sono salvo per metà, contando che è uscita in un’altra versione.
Questa canzone, come le altre dell’album, è di un’essenzialità disarmante dal punto di vista sonoro. Un po’ come la semplicità della primavera che si riprende possesso della natura intorno a noi, senza che ce ne rendiamo conto. È un processo graduale, prima un po’ di erbacce, poi un po’ di foglie e un giorno ecco le primule e altri fiori che ci dicono che ormai l’inverno si è concluso e ricomincia con un altro ciclo.
Questa canzone, secondo me è la descrizione di questo sentimento, di ciò che si porta la gioia del rinascere dopo l’inverno, ma con la pesantezza della consapevolezza del tempo che passa e che diventa sempre più faticoso, dopo ogni inverno, riuscire a godersi la primavera.
La natura, molto spesso ci ricorda che non possiamo sfuggirle. Sia con delle piante che crescono spaccando l’asfalto, sia tramite il passare del tempo che anno dopo anno, primavera dopo primavera, ci porterà alla morte.
Ma di questo ci curiamo solo noi. Solo noi che ci rendiamo conto di essere vivi. Solo noi che siamo per noi stessi la cosa più importante di tutto l’universo, ma che per l’universo non contiamo nulla. Quindi alla fine tutto continuerà il suo ciclo, senza fermarsi ad aspettarci o a piangerci. Infatti la canzone dice:
“Che cosa importa ormai
Se il tempo passa e passerà
Senza di noi
Non cambia nulla mai
È tutta vita”
Una volta io e Giada, siamo stati fermati da un signore mentre aspettavo l’autobus. Il signore inizia a raccontarci di come i soldi della pensione siano pochi, che gli bastano solo per la spesa e per le sigarette. Sentiamo che sta arrivare un’ondata di populismo fulminante finché non ci dice “menomale che c’è la Meloni! Eh sì eh, perché le donne, hanno un altro tipo di sensibilità”.
Qualche giorno dopo, stavo guardando la puntata di Tintoria con Stefano Nazzi, il giornalista de il Post che fa Indagini. Ad un certo punto gli chiedono come mai il suo podcast, ma in generale tutte questi prodotti true crime, riscuotano un particolare successo fra le donne. E lui, che di certo non ha votato Fratelli d’Italia alle ultime elezioni, risponde come il signore alla fermata dell’autobus: “perché secondo me, le donne, hanno un altro tipo di sensibilità”.
Tutto questo per dirvi che nella canzone viene ripetuta un po’ di volte la frase “È tutta vita” e il titolo dell’ultimo album di Olly è “Tutta vita”. Spesso lo stesso concetto, lo puoi trovare in due artisti che fanno musica completamente diversa e per pubblici completamente diversi. Al netto del fatto che probabilmente intendono queste due parole in modo diverso, certe cose valgono per chiunque, aldilà di ciò che uno pensi o ha vissuto.
“Torneranno i prati
E arriva un’altra primavera
E le fioite erbacce
A invader Roma tutta intera”
Roma è il simbolo della città eterna, che ha ospitato tantissime culture alle quali sono sopravvissute sole le pietre che hanno posato.
Quando l’uomo sparirà da questo pianeta, torneranno i prati, seppellendo ogni ricordo del passaggio dell’uomo.
Davanti a tutto ciò, si può rimanere spiazzati, ma in realtà aiuta molto a ridimensionare le nostre preoccupazioni quotidiane. Spesso alcune cose ci tolgono la serenità ed il sonno, se solo riuscissimo a capire quanto è insignificante tutto ciò che facciamo nel grande disegno dell’universo, a quel punto vivremmo più sereni e con meno paura di sbagliare.
Perché in fondo, sapendo che le cose stanno così…
“Che cosa credi ormai
Di poter fare?
Se non tentare l’inimmaginabile”
I Wow sono stati gentilissimi e mi hanno detto due cosette su questa bellissima canzone. Le trovate qui sotto.
le parole dell'artista
le parole dell'artista
le parole dell'artista
Ciao Edo, la canzone può essere ascoltata passeggiando nella città vuota, proprio con nessuno in giro, in quelle parti disabitate dove le erbacce sembrano aver ripreso possesso dell'ambiente.
Un abbraccio,
Edo
Un abbraccio,
Edo
Un abbraccio,
Edo